"San Giovanni un vole inganni"

Il Fiorino

Questo famoso detto fiorentino si riferisce all'immagine del Santo che era stampata sul retro del Fiorino d'oro, contrapposta all'altra faccia raffigurante il Giglio, simbolo della città. La presenza dell'immagine sulla moneta, allora la più famosa al mondo, voleva significare quanto la città di Firenze fosse devota a San Giovanni, ritenuto di grande moralità interiore e politicamente integerrimo. Il detto è stato oggetto di diverse interpretazioni. Quelle più comuni sono due: la prima si riferisce alla purezza della moneta pari alla purezza del Santo e quindi, garanzia morale del valore ufficiale del conio. La seconda si riferisce invece alla presenza della zigrinatura incisa lungo tutto il bordo della moneta. Tale operazione venne effettuata dalla Zecca a partire dal XVI° secolo, a seguito delle numerose raschiature che i falsari procuravano sulla bordatura della moneta stessa per ottenere la polvere del metallo prezioso ma di fatto alleggerendola di peso e svalorizzandola. In ogni caso, con queste prerogative sia morali che effettive il fiorino godeva della fiducia totale dei cambi di tutto il mondo e San Giovanni ne era la garanzia. Il Fiorino d'oro, di 24 carati, pesava gr. 3,54 ed oggi avrebbe un valore virtuale di circa 110 Euro.

Il Patrono

La scelta di San Giovanni Battista patrono della città avvenne nel VI° secolo durante il dominio Longobardo. La regina Teodolinda scelse il Santo come protettore del proprio popolo e delle città sottomesse al suo governo. Nello stesso periodo, in onore di San Giovanni, fu costruito l'attuale Battistero sulle rovine, si dice, di un tempio romano, probabilmente dedicato a Marte protettore dei fiorentini, prima della conversione al Cristianesimo.

La festa, le mostre e i ceri

I primi veri festeggiamenti della città per il Santo Patrono iniziarono nel XIII° secolo, il 24 Giugno di ogni anno, data della nascita del Battista, e da quel momento il Battistero insieme alla Cattedrale divennero il centro nevralgico della festività religiosa. In epoca Repubblicana, le feste patronali iniziavano tre giorni prima dell'evento. Già il 21 giugno iniziavano le processioni dei quattro quartieri della città, il giorno successivo una processione composta da alti funzionari e dalle magistrature delle arti maggiori, si recava al Battistero per depositare le offerte. Il giorno 23 era la volta della solenne processione di tutti gli ordini religiosi e delle confraternite con i loro stendardi, reliquari e con grande sfarzo di ricchissimi paramenti sacri. Nello stesso giorno le botteghe dell'Arte della Lana e della Seta, esponevano in Calimala i prodotti più belli dell'artigianato fiorentino quali stoffe preziose, drappi di filo d'oro, finissimi broccati di seta e magnifici velluti di ogni foggia e colore. La mostra richiamava un'infinità di persone, provenienti da tutto il mondo, che procuravano alle Arti incassi per migliaia di fiorini d'oro. Il 24, giorno della solennità, una folla immensa si riversava presso il Battistero per assistere alle cerimonie che iniziavano con l'arrivo del corteo della Repubblica, con in testa i Capitani di Parte Guelfa, seguiti dagli Ambasciatori e rappresentanti forestieri. Sfilavano i membri della Signoria, il Podestà e il Capitano del Popolo con le loro insegne seguiti da tutti i rappresentanti delle deputazioni delle Arti con i loro stendardi. Terminata la sfilata, si assisteva alla cerimonia più attesa: l' offerta dei ceri. Questa iniziava con l'arrivo delle compagnie nobili di tutti i quartieri, ciascuna con il proprio gonfalone e recanti pesanti ceri posti su grandi carri a forma di torre, trainati da buoi. I ceri, di finissima produzione arricchiti con incisioni e decori, venivano offerti alla Chiesa i cui membri provvedevano all'accensione davanti al sagrato del Battistero per poi porli al suo interno. La festa proseguiva in tutti i quartieri fino a notte inoltrata con canti e balli all'aperto sulle strade e le piazze cittadine alle cui finestre erano esposti drappi, stendardi e bandiere, illuminati dalla luce di migliaia di candele. L'offerta dei ceri con i relativi cortei, si svolge ancora oggi nel giorno di San Giovanni. La cerimonia, si tiene nello stesso luogo e con le stesse modalità, ricalcando esattamente quella del passato nel solco dell'antica tradizione.

Il Palio dei Cocchi

Nel periodo granducale, nel quadro dei festeggiamenti Patronali, si correva sulla Piazza di Santa Maria Novella, il Palio dei Cocchi. Si trattava di una gara ippica che veniva effettuata la vigilia del 24 Giugno. Emulando le antiche bighe Romane, si predisponevano quattro tipi di carrozze addobbate sontuosamente, distinte nei quattro colori dei quartieri: Rosso, Azzurro, Verde e Bianco, trainate da coppie di cavalli bardati con finimenti di corrispondente colore. Alle estremità contrapposte della piazza venivano posizionate due grandi piramidi di legno che segnavano il limite del percorso ellittico. Tutte le finestre della piazza erano parate a festa con tessuti, arazzi e stendardi, mentre le tribune, alzate per l'occasione, erano gremite dalla folla fino all'inverosimile. Si assisteva a un grande sventolio di bandiere e vessilli mentre gli echi delle grida, che incitavano a gran voce i concorrenti, si propagavano anche nelle zone circostanti. I Granduchi, con le autorità e la corte, prendevano posto su una tribuna decorata con paramenti di velluto rosso, posta al centro di un lato della piazza. Al suono delle trombe, un araldo, dopo avere ricevuto l'assenso dal Granduca, dava il via alla corsa. La corsa si svolgeva sulla distanza di tre giri in una atmosfera "rovente" nella quale i cocchieri lanciando i cavalli in un galoppo sfrenato, cercavano di superarsi con audaci ed azzardate manovre, incitati dalle urla inneggianti della folla. Al termine della corsa, al vincitore veniva consegnato un drappo di velluto rosso finemente decorato che costituiva il Palio, messo a disposizione dai Capitani di Parte Guelfa. La tradizionale corsa terminò il suo ciclo nel 1858. Due pregevoli obelischi in marmo di Seravezza, sostenuti da tartarughe in bronzo scolpiti dal Giambologna nel 1608, andarono a sostituire le piramidi di legno e sono ancora oggi visibili sulla piazza Santa Maria Novella a ricordo e testimonianza dello storico evento.

Il Calcio Fiorentino

Fra le altre manifestazioni del 24 Giugno in onore del Santo Patrono, si svolge in Piazza Santa Croce la finale del torneo di Calcio Storico fra i quattro quartieri della città: Azzurri di Santa Croce, Bianchi di San Frediano, Verdi di San Giovanni e Rossi di Santa Maria Novella. L'usanza che fissò questa data, ebbe inizio nel 1930, quando si volle riportare alla memoria dei fiorentini, la partita di "Calcio in Livrea", svoltasi nella stessa piazza il 17 Febbraio del 1530. Questa leggendaria partita giocata fra Verdi e Bianchi durante l'assedio alla città iniziato il 17 Ottobre del 1529 con l'attacco delle truppe Imperiali di Carlo V° per riportare a Firenze la Signoria Medicea, fu un atto di coraggio da parte della Repubblica fiorentina. Organizzando tale evento si volle strategicamente mettere in difficoltà psicologica gli assedianti dimostrando loro che i cittadini di Firenze non si trovavano in difficoltà alcuna e che svolgevano le loro normali attività comprese quelle sportive senza paura e con la massima tranquillità. Dal 1930 in poi, la manifestazione storico sportiva fu organizzata a carattere permanente e quindi senza alcuna sosta, se non nel periodo bellico. Subito dopo il conflitto, per alcuni anni, il torneo si è svolto in Piazza della Signoria per poi spostarsi per un breve periodo nell'anfiteatro del giardino di Boboli. Successivamente è stato deciso di assegnare all'evento una sede stabile scegliendo il suo luogo originario: Piazza Santa Croce. Oggi, come sempre, la partita del calcio storico preceduta dal maestoso corteo con i suoi innumerevoli personaggi nei magnifici costumi d'epoca, è considerata un'eccezionale attrattiva sia per la popolazione fiorentina, sia per i turisti che arrivano da tutto il mondo per assistere a questo imperdibile spettacolo che Firenze offre nel giorno dei festeggiamenti del suo San Giovanni.

I Fochi

Nel periodo medievale, fino a circa metà del Trecento, i "fochi" di San Giovanni si svolgevano sotto la loggia dell'Orcagna in Piazza Signoria. Non si trattava di fuochi d'artificio ma di fiamme che si alzavano dall'interno di grosse vasche metalliche disposte sul piano della loggia, alimentate da fascine di paglia e di scopa. Alte lingue di fuoco si levavano da altri bacili ripieni di grasso di sego, posizionati sugli spalti di Palazzo Vecchio e ai bordi della piazza che, illuminando l'area, formavano una suggestiva e spettacolare scenografia. La notte del 24 di Giugno, tutta la città era rischiarata dalla luce dei falò di centinaia di torcere, mentre dalle colline si propagavano tutt'intorno un' infinità di luci e di bagliori stringendo la città in un "caloroso" abbraccio. Dopo la metà del Trecento con la scoperta della polvere da sparo, cessò l'usanza dei falò in città, mentre la stessa rimase in uso, più a lungo, nel contado. L'invenzione della polvere pirica, naturalmente utilizzata per scopi pacifici, dette il via alla produzione dei fuochi pirotecnici che non tardarono ad affermarsi a partire dal XV°secolo per poi consolidarsi nel secolo successivo. Molti artisti di fama fecero a gara per costruire ingegnose macchine atte a produrre strabilianti scenografie fatte di razzi e girandole da presentare ai fiorentini in Piazza della Signoria, il giorno della Festa di San Giovanni. L'architetto e scultore Raffaello del Riccio detto il Tribolo, fu uno dei più attivi. In piena epoca Granducale altre sorprendenti invenzioni di girandole, cascate di fuoco ed altre "diavolerie" avvennero per merito di Bernardo Buontalenti che non a caso fu appellato "Bernardo delle girandole". Nei secoli successivi l'evoluzione della tecnica e la scoperta di formule migliorative della polvere pirica non fecero altro che rendere ancora più spettacolari le manifestazioni pirotecniche. I primi "fochi", come li vediamo oggi, furono esplosi in Piazza della Signoria nel 1826, fino ad arrivare al trasferimento nel secolo successivo, al Piazzale Michelangelo, dove tutt'ora grazie alla Società di San Giovanni, alle ore 22 di ogni anno, il mirabolante spettacolo delizia i fiorentini in questa magica notte d'estate.

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