Passo passo attraverso la città - 4^ parte

Passo passo attraverso la città - 4^ parte

Lasciamo la Via dei Pilastri ed entriamo nella parallela Via di Mezzo.

Sul lato sinistro al numero civico 13, si osserva un cancello in ferro che fa da ingresso posteriore ad un palazzo. Il cancello ha sulla parte superiore lo stemma di un “cavallo al galoppo sfrenato” e la frase “valoroso destrier passa e non cura”. Trattasi delle insegne dell 'Accademia dei Risoluti' nata nel 1746 in virtù della passione per il teatro da parte di dieci cittadini appartenenti alla nobiltà e alla borghesia. I Risoluti fondarono un loro teatro, costruito interamente in legno, nell'allora Via del Giardino. Nel 1760 esso fu ampliato ed esteso verso l'adiacente Via Santa Maria , strada che dette il nome al teatro. Ambedue le vie erano ubicate nell'area dell'attuale Via Michelangelo Buonarroti, confinante con Via dell'Ulivo . Nel 1828 l'architetto Vittorio Bellini fu incaricato di ricostruire completamente l'edificio aumentandone di nuovo l'ampiezza e la capacità scenica. Dopo un breve periodo dall'inaugurazione, i Risoluti decisero all'unanimità di titolarlo a Vittorio Alfieri che spesso assisteva alle repliche della celeberrima tragedia, Saul, recitata dalla Compagnia Morrocchesi. Nel 1859, la gestione dei Risoluti cessò definitivamente con il passaggio di mano dell'attività ad una altra società.

Giunti al termine di Via di Mezzo, ci troviamo di fronte ad un grande palazzo che si erge su Borgo Pinti al n.13. Si tratta del Palazzo Roffia . Orazio Roffia canonico vicario capitolare, proveniente da San Miniato al Tedesco , acquistò il palazzo insieme ad altri terreni in città, lasciandolo alla sua morte agli eredi di famiglia. Nel 1696 I Roffia, dettero incarico a Michele Magni, discepolo di Giovan Battista Foggini , di compiere un imponente ristrutturazione. L'architettura seicentesca è visibile in pochi elementi che caratterizzano i portali e le finestre, mentre il prospetto generale, mantiene lo stile cinquecentesco della precedente costruzione. Al centro della facciata un tipico portale con timpano “spezzato” sormontato dallo stemma di famiglia, si affaccia su un balcone in ferro battuto. In realtà questo balcone rappresentava allora un'assoluta novità stilistica, poiché a quel tempo nulla del genere era stato costruito nei palazzi cittadini. La sua comparsa sulla scena fiorentina provocò un grande scalpore nel numeroso mondo degli esteti che male accolsero la novità, ritenuta a torto o ragione, un eccessivo scostamento dallo stile tradizionale.

Dopo vari passaggi di proprietà, sul finire dell'Ottocento il palazzo fu acquistato dai Magherini Graziani e segnatamente a Gianni Andrea che legò il nome della famiglia a quello della massoneria fiorentina diventando Gran Maestro della Gran Loggia d' Italia.

Riferimenti alla massoneria si trovano all'interno del palazzo nella bellissima sala dei Vizi e delle Virtù affrescata da Alessandro Gherardini.

Voltando a destra proseguiamo per Borgo Pinti e ci soffermiamo davanti al n.26 dove si trova il Palazzo Bellini delle Stelle.

Il palazzo, eretto a cavallo tra la fine del Quattrocento e primi del Cinquecento, mostra nel corpo principale un aspetto architettonico sobrio ed elegante. Di proprietà dello Spedale degli Innocenti fu ceduto, probabilmente in comodato, per intercessione del granduca Ferdinando I de' Medici al grande scultore di corte, il fiammingo Jean de Boulogne, chiamato dai fiorentini Giambologna. L'artista, dopo un breve periodo di usufrutto, volle acquistarlo nel 1587 unitamente ai vasti locali che si estendevano fino alla vicina Via dei Mezzo, per la notevole somma di 1800 scudi più altri 600 necessari ad effettuare una ampia e necessaria ristrutturazione. Il Giambologna, oltre a impiegare il palazzo come abitazione principale, lo utilizzò per il proprio lavoro di scultura, occupando i grandi e ampi spazi con officine, fonderie e depositi di pietre e marmi. Il Maestro dette alloggio e lavoro a tante giovani maestranze provenienti da tutta Europa le quali ebbero così modo di affinare la tecnica scultorea e la fusione metallica. Si ricordano fra gli altri: Pietro Tacca , Antonio Susini , Stefano della Bella e il francese Pierre de Francqueville italianizzato Pietro Francavilla. Dal grande portone carraio situato al n.24 del vasto ambiente annesso al palazzo, sono usciti tutti gli autentici capolavori bronzei del Giambologna. Fra i più importanti: i monumenti equestri dei granduchi Cosimo e Ferdinando I° ora rispettivamente in Piazza Signoria e in Piazza della SS:Annunziata , quello del Re di Francia Enrico IV inviato a Parigi e, distrutto durante la rivoluzione e quello di Filippo III  Re di Spagna ora in Plaza Major di Madrid. Citando altre opere che hanno varcato la soglia del grande portone, si annoverano: la celeberrima fontana dei Quattro Mor i di Pietro Tacca, ora a Livorno, ai piedi della grande statua in marmo di Giovanni Bandini in onore di Ferdinando I  autentico rifondatore della città, e la fontana dei mostri marini dello stesso Tacca destinata in un primo tempo a far parte delcomplesso deiQuattro Mori ma poi rimasta a Firenze in Piazza SS. Annunziata . Alla morte del Giambologna avvenuta nel 1608 i suoi beni, compreso il palazzo, passarono per asse ereditario ad un suo bisnipote che di lì a poco si affrettò a vendere la proprietà al granduca Cosimo II . Il Granduca, venuto a conoscenza delle volontà espresse dal Maestro nell'ultimo suo testamento, cedette l'edificio in usufrutto a Pietro Tacca, allievo prediletto del grande artista fiammingo. Il Tacca, dopo appena un anno dalla morte del suo mentore, fu proclamato Scultore Granducale essendogli state riconosciute le sue alte capacità artistiche. Sulla facciata del palazzo campeggia lo stemma del Giambologna con la croce, la zampa di leone e tre “palle Medicee” concesse dal granduca in virtù dell'eccezionale e prestigiosa attività artistica a servizio del granducato. Sul portale risalta il busto di Ferdinando I  opera dello stesso Giambologna, scolpito in omaggio al suo mecenate.

Il Palazzo Bellini delle Stelle, dal nome della famiglia proprietaria dal 1837, può essere visitato il primo martedì del mese dalle ore 9 alle 12, e dalle 14,30 alle 18,30. Informazioni 335487070 .

Poco più avanti sul lato sinistro, al numero civico 27 , ci affacciamo nella Hall dell' Hotel Monna Lisa per ammirare al suo interno una grande sala di origine cinquecentesca con soffitto a cassettoni decorato a “grottesche policrome”. Sullo sfondo, una scala in pietra finemente scolpita.

Si prosegue fino all'angolo con Via degli Alfani sostando dinanzi ad un Tabernacolo di notevole importanza..

Si tratta di una Madonna con Bambino in trono e i Santi Giovanni Battista e Pietro, attribuito a Puccio di Simone , pittore operante a Firenze nella metà del XIV secolo. Il pregevole affresco trecentesco è contenuto in una edicola centinata in pietra serena con lesene finemente decorate in bassorilievo, risalente alla seconda metà del Quattrocento. Sul basamento è presente uno stemma, la croce che sormonta tre cime d'oro, appartenente alla “Potenza della Compagnia festeggiante del Reame di Montiloro” , committente dell'opera. Fino agli inizi dell'Ottocento, il Tabernacolo era protetto da una tettoia aggettante che dava forma ad una piccola cappella dinanzi alla quale si riunivano i popolani della “Potenza”. In seguito, per questioni di viabilità, essa fu demolita e ridotta alle attuali dimensioni. Nel corso del tempo l'affresco è stato più volte staccato e sottoposto a restauro come nel caso dei danni provocati dall'alluvione del 1966. Nel 1991, dopo un lungo lavoro di ripristino, l'opera è stata definitivamente ricollocata nella sua posizione originale dove ancora oggi può essere ammirata.

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