Buontalenti, Corsini, Suarez o della Commenda

Buontalenti, Corsini, Suarez o della Commenda

Di cosa parliamo? Del nostro Itinerario non guidato in Oltrarno, ovviamente. Siamo alla tappa n. 6. 

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Siamo al n. 37 di Via Maggio: all'angolo con Via dei Marsili (I Marsili furono una potente famiglia medievale estinta nel Seicento, che dette a Firenze 16 Priori e 1 Gonfaloniere) si trova il Palazzo Buontalenti. L'edificio, che oggi si presenta semplice e privo di rilievi architettonici significativi, era nel passato un gradevole palazzo con la facciata affrescata e un'importante finestra inginocchiata a lato del portone. Il Palazzo fu acquistato da Bernardo Buontalenti nel periodo del suo approccio con il Granducato di Francesco I de' Medici.

Bernardo Timonte Buonaccorsi, chiamato Buontalenti per la sua versatilità artistica, nacque a Firenze nel 1531. Architetto, scultore, pittore e scenografo, prestò prevalentemente la sua opera alla corte granducale fiorentina. Ammiratore di Michelangelo - dal quale traeva materia per i suoi progetti - apprezzava l'Ammannati e il Vasari del quale era stato allievo e di cui prese il posto al servizio della corte Medicea dopo la sua morte, nel 1574. Francesco I, mecenate come i suoi predecessori, avviò un forte sodalizio con il Buontalenti conferendogli incarichi numerosi e importanti. 
Si devono al Buontalenti: la costruzione della Villa Medicea di Pratolino con la grandiosa scultura del Gigante, i progetti del Palazzo di Bianca Cappello, lo Studiolo di Palazzo Vecchio e del Casino di San Marco, nel cui laboratorio realizzò uno speciale impasto per la creazione della famosa porcellana Medicea. In Palazzo Pitti fu autore della vasta sistemazione degli interni e del Giardino di Boboli con la creazione di spettacolari grotte, fontane e ninfee. La famosa grotta che oggi porta il suo nome conteneva i Prigioni di Michelangelo ora all'Accademia. Bernardo, nella sua frenetica attività artistica, mise anche mano a lavori di ampliamento all'interno di Palazzo Vecchio e degli Uffizi, progettò e operò nelle ville di Lappeggi, della Petraia e in altre residenze medicee. Si distinse anche come architetto militare edificando il famoso Forte di San Giorgio in Belvedere e altre fortezze sparse in Toscana. Esperto di armi da fuoco, ideò nuovi tipi di cannone e ordigni incendiari. Fu abile nella messinscena in ambienti naturali quali parchi e giardini e allestì spettacolari scenografie basate principalmente su fuochi d'artificio - che gli valsero il soprannome di Bernardo delle Girandole. Infine, la sua passione per l'arte culinaria lo portò all'invenzione del gelato. Nel corso della preparazione di un banchetto di corte avvenuto nel 1559, il Buontalenti fece servire una crema fredda a base di latte miele e tuorlo d'uovo entusiasmando la corte e tutti gli invitati. Da quel momento il gelato, che portava il suo nome, si diffuse prima in Italia, poi in Francia al seguito di Caterina de' Medici. Oggi, il gelato sotto varie forme e gusti, come dimostra il suo consumo, è considerato l'alimento più gradito al mondo.

Bernardo, in età tarda, rischiò la povertà a causa della sua generosità e munificenza verso il prossimo e solo l'intervento del Granduca, consistente in un appannaggio, gli consentì di terminare dignitosamente la sua esistenza.

L'uomo di “ingegno elevatissimo,” come lo definì il cronista dell'epoca Agostino Lapi, gravemente ammalato morì nella sua casa di Via Maggio il 6 di Giugno del 1608.

Al n.42 sul lato opposto, si trova il Palazzo Corsini, Suarez o della Commenda. L'edificio fu costruito dai Corsini alla fine del Trecento su un'area che comprendeva tre case di proprietà degli stessi, incendiate durante il tumulto dei Ciompi del 1378. Si deve a Filippo Corsini la costruzione del palazzo fra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento. Dopo la morte di Filippo, avvenuta nel 1559, l'edificio passò al figlio Gherardo e quindi ai suoi successori fino all'estinzione della famiglia. Nel 1590 il palazzo fu acquistato da Baltasar Suarez de la Concha, nobile Spagnolo, ricco commerciante di lane, cognato di Cosimo I de' Medici in quanto marito di Maria Martelli sorella di Camilla seconda moglie del Granduca. Il Suarez fu insignito della Commenda (da qui l'appellativo del Palazzo) dell'ordine cavalleresco di Santo Stefano a Firenze, (Ordine istituito da Cosimo I° de' Medici per difendere i mari Toscani dagli attacchi della pirateria). Baltasar per primo, poi suo figlio Ferdinando, nell'intento di conferire alla residenza un tono più consono al ruolo sociale della famiglia, provvidero a fare ristrutturare l'edificio: assegnarono all'Architetto Gherardo Silvani la direzione dei lavori con il compito di aumentare la cubatura interna in direzione di Borgo Tegolaio e abbellire sia la facciata sia i locali interni. I lavori terminarono nel 1625, ma ripresero nel 1720 per volere degli eredi: fu costruita l'alcova e fu chiesto a Ranieri del Pace e Camillo Sagrestani di affrescare le sale. Nel 1799, dopo l'estinzione dei Suarez, la proprietà del palazzo passò al Comune di Firenze che, negli anni, l'ha resa disponibile per varie utilità pubbliche. Oggi è sede degli Archivi novecenteschi del Gabinetto Viesseux.

Il complesso presenta una facciata di tre ordini divisi da marcapiano. Il piano terra e quello nobile sono di epoca quattrocentesca, mentre il terzo ordine con l'assai sporgente gronda e sotto di essa una serie di affreschi, assai sbiaditi, con l'effigie della conchiglia (concha), sono seicenteschi. Al piano terra, sul bugnato originale, si evidenziano due belle finestre inginocchiate ed un monumentale portone opere del Silvani. Le sei finestre del piano nobile sono contornate da filaretto di bugnato liscio mentre fra le ultime due a destra del piano alto è evidente lo stemma nobiliare dei Corsini. Tracce di affreschi decorativi sono visibili sul lato sinistro del piano nobile, reminiscenze del periodo dei Suarez, realizzati probabilmente per festeggiare un'importante evento avvenuto a Palazzo.

All'interno del palazzo si trova un ampio cortile con capitelli in pietra serena raffiguranti foglie d'acqua, archi a sesto neo gotico e, alcune volte, a crociera. Una balaustra cinquecentesca al 1° piano mostra un soffitto ligneo a cassettoni con rosoni intagliati.

I Corsini, presenti a Firenze già dal X secolo, presero parte a tutti i più importanti avvenimenti della vita fiorentina. Di fede Guelfa, dettero alla Repubblica tredici Gonfalonieri e più di cinquanta Priori. Gherardo fu Gonfaloniere nel 1342, il periodo più difficile della vita repubblicana, quando iniziarono a verificarsi i dissesti finanziari dei banchieri fiorentini. Il Corsini prese parte alla congiura contro il Duca di Atene partecipando alla sua cacciata nel giorno di Sant'Anna del 1343. Andrea Corsini fu un altro importante personaggio della famiglia: profondamente religioso si operò per la pace e per aiutare il prossimo sorretto da una profonda devozione per la Madonna. Andrea entrò nell'Ordine dei Carmelitani e si prodigò attivamente per contribuire alla costruzione della Chiesa del Carmine. Fu Vescovo di Fiesole nel 1350, continuò fra il popolo la sua opera di pacificazione fino alla sua morte dopo la quale fu proclamato santo. I Corsini furono protagonisti di numerosi episodi della vita fiorentina: durante il tumulto dei Ciompi allo scopo di difendere la loro dignità nobiliare, ebbero saccheggiate e distrutte molte delle loro proprietà. Furono avversari dei Medici all'epoca di Piero figlio del Magnifico che ritenevano nemico delle libertà, ma si riaccostarono ad essi con Gherardo di Bartolo dopo la morte del Savonarola. Nel periodo del Granducato mediceo furono investiti di numerosi e importanti incarichi tra i quali, dal 1532 al 1686, una lunga serie di Senatori. Un Corsini, Lorenzo divenne Papa nel 1730 con il nome di Clemente XII e si adoperò energicamente per la condanna della massoneria. In tempi successivi un altro Corsini, Andrea, fu investito da Leopoldo II del titolo di Marchese e ebbe l'affidamento del governatorato di Livorno.

Infine, fu Tommaso di Neri Corsini a diventare senatore del Regno d'Italia, sindaco di Firenze e a ricoprire altre importanti cariche che resse fino alla sua morte, nel 1919.

E' notevole la bellezza della villa posta sul Lungarno Corsini al n. 10 che la famiglia acquisì nel 1650. Nelle bellissime sale viene ospitata una mostra di pittura permanente con dipinti del Seicento e del Settecento di noti autori dell'epoca e vi si tiene un'importante mostra biennale di antiquariato.

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