Fiorentina: 3 giugno 1956, lo storico primo scudetto

Fiorentina: 3 giugno 1956, lo storico primo scudetto

I viola s'imposero, vincendo nettamente 2 - 0, con due palloni messi alle spalle del bravo portiere Rigamonti, dal fantastico numero 10 Miguel Montuori. Fu da quel momento che il popolo viola iniziò ad assaporare l'aria fresca dell'alta classifica. Infatti dopo un inizio di campionato dominato dall'Inter con la vittoria dei Nerazzurri nelle prime cinque giornate, la Fiorentina che, a quel punto occupava il secondo posto, imponendosi al Torino e approfittando della sconfitta dell'Inter in casa contro la Lazio, compì il decisivo sorpasso. Da quel momento in poi fino alla fine del campionato i Viola, sbaragliando gli avversari, riuscirono a mantenere saldamente la testa della classifica e vincere il meritatissimo scudetto. Per il campionato Italiano a girone unico di 18 squadre , tutt'ora in vigore, fu l'anno della Fiorentina dei record. Dal dopoguerra fino ad allora, nessuna squadra del centro sud era riuscita a vincere il campionato per lo strapotere delle tre "grandi", Milan, Inter e Juventus. Nessuna squadra era riuscita a distanziare di tanti punti, 12, la seconda arrivata, il Milan e le blasonate Inter e Juventus staccate rispettivamente di 15 e di 20 punti. Nessuna squadra aveva collezionato un così alto numero di risultati positivi, 33 su 34 con 20 vittorie e 13 pareggi, nessuna squadra aveva subìto un numero così basso di reti, 20 e di sconfitte, 1. Correttamente non abbiamo citato i record del Grande Torino, vincitore di ben quattro scudetti, poiché presente in campionati con formula diversa disputati con un numero superiore di squadre partecipanti.

Il Presidente e i giocatori

La manovra di avvicinamento della Fiorentina alla conquista dello scudetto era iniziata tre anni prima nel 1952, con l'avvento alla presidenza dell'industriale tessile pratese Enrico Befani. Befani, che aveva raggiunto il successo nel proprio campo professionale attraverso una visione societaria avanzata, fatta di teorie e progetti evoluti e moderni, decise di acquistare la squadra viola della quale era fortemente appassionato, trasferendo in essa tutte le proprie doti positive. Nel 1952, primo anno di presidenza, egli dimostrò subito il suo intuito e la sua capacità di scopritore di talenti acquistando due giocatori che poi risulteranno, insieme agli altri, fondamentali per il successo: il mediano Armando Segato e l'ala Maurilio Prini. A causa del comportamento altalenante e abbastanza deludente della squadra nel corso di quel primo anno di presidenza, egli decise di esonerare l'allenatore Renzo Magli, ritenuto inadeguato per gli ambiti traguardi prefissati e di affidare il compito di condurre la squadra al laureato in scienze economiche Fulvio Bernardini. Il " Dottore", così spesso chiamato, era stato nella sua carriera calcistica, un buonissimo giocatore e durante la sua attività oltre che alle doti fisiche e morali aveva dimostrato di possedere anche una buona tecnica, razionalità e visione di gioco. Il presidente Befani, confermandogli la sua piena fiducia, lo assecondò in ogni sua richiesta che si concretizzò nei due anni successivi con gli acquisti del possente "bomber" Beppe Virgili, del forte e capace centrocampista di raccordo Guido Gratton, della promettente ala Claudio Bizzarri, rivelatasi importante per l'impiego in particolari partite, insieme al preciso e versatile Alberto Orzan , che per il suo notevole senso tattico, poteva svolgere più ruoli difensivi in campo, di Giuliano Sarti, rivelatosi uno dei più grandi portieri italiani per la capacità di presidiare la porta con successo dovuta alla freddezza e lucidità degli interventi, senza atteggiamenti inutilmente plateali, del numero 10 Miguel Montuori un giocatore argentino, al momento sconosciuto, visionato e consigliato da un missionario in Cile: un religioso che evidentemente "sapeva di calcio". Miguel era un regista dalle straordinarie capacità organizzative, abile rifinitore e buon realizzatore. In ultimo, l'infinitamente grande funambolica ala destra brasiliana, che Bernardini aveva voluto ad ogni costo, vedendolo giocare nella finale del campionato del mondo in Svizzera: l'indimenticabile Julio Bothelo detto Julinho. Le peculiarità del giocatore risiedevano: nelle magistrali finte di corpo che di fatto sbilanciavano gli avversari senza toccarli, nella qualità del suo piede destro da dove partivano i perfetti traversoni con traiettorie forti e tese indirizzate verso il centro dell'area di rigore avversaria e nel secco tiro in porta che, in tante occasioni, si trasformava in goal. Nella compagine fiorentina erano presenti già da alcuni anni altri forti giocatori, affiatati fra di loro e coesi, in particolare nelle funzioni difensive. Si trattava di una coppia di terzini: l'atletico e prestante Ardico Magnini dotato di una notevole forza fisica e di una invidiabile agilità negli interventi aerei e del versatile terzino sinistro Sergio Cervato. Cervato, oltre che diligente difensore era anche un forte tiratore di calci piazzati e un'eccezionale rigorista. Cervato inoltre era noto per gli spettacolari interventi in spaccata in area, con relativi salvataggi sulla linea di porta. Infine i due della linea mediana: Beppe Chiappella e Francesco Rosetta. Beppe Chiappella era un mediano coriaceo e combattivo, svolgeva un ruolo di raccordo fra la difesa e l'attacco. Non perdeva mai di vista l'attaccante di turno incollandosi alle sue spalle, e sovente compiva l'intervento sottraendogli il pallone da dietro. Francesco Rosetta all'epoca era già un veterano. Proveniente dal "grande Torino", arrivò alla Fiorentina nel 1948 dopo avere conquistato lo scudetto con la maglia granata. Per sua fortuna giunse a Firenze nell'anno della tragedia di Superga, salvandosi da una probabile morte. Classico centromediano metodista ordinato ed elegante nei movimenti, presidiava la sua area con intelligente disinvoltura. Preciso nell'impostazione, egli era anche famoso per i suoi decisi interventi in area compiendo con grande stile spettacolari rovesciate. Con questa fortissima ossatura, la squadra Viola si apprestò a iniziare il campionato 1955/56. Il valore dei giocatori acquistati, la bravura e l'esperienza di quelli già presenti, un perspicace allenatore ed una dirigenza seria e appassionata furono i presupposti per potere sperare di arrivare a vincere il titolo.

Il Campionato

Dopo un deludente pareggio in casa, con la Pro Patria, nella prima giornata, Fulvio Bernardini, operò delle correzioni inventando nuovi ruoli a molti suoi giocatori. "Il Dottore" sosteneva che i giocatori dai piedi buoni dovevano essere lasciati liberi di svolgere un loro ruolo, dando sfogo alle proprie particolari caratteristiche fisiche. Inventò quindi l' ala tornante sfruttando la velocità e il "fiato" di Maurilio Prini, creò gli interscambi fra centrocampisti e difensori, perché tutti potessero avere la possibilità di avanzare o di retrocedere, avvicendandosi nella copertura degli spazi. Concesse piena autonomia alla linea d'attacco, lasciando ai giocatori libera capacità di esprimere le le loro peculiari caratteristiche, con l'attuazione di azioni veloci e ficcanti tali da essere in grado di smarcare davanti alla porta avversaria il compagno posto nella posizione più favorevole. I risultati non si fecero attendere. Elenchiamo le partite più rappresentative giocate contro le avversarie pronosticate per la vittoria del campionato. Nella terza giornata di campionato i Viola sbancarono il campo di Torino battendo la Juventus di Boniperti 0-4, con una doppietta di Virgili, e le reti di Montuori e di Magnini. Nella decima, sconfissero il Milan sul proprio campo 0 - 2, con reti di Montuori e Virgili. Dopo avere battuto la Roma 2 - 0 nell'undicesima, i Viola vinsero quella successiva fuori casa con il titolato Napoli del Presidente Lauro che quell'anno aveva compiuto la spesa più rilevante nella storia del calcio, acquistando il fortissimo attaccante Svedese Hasse Jeppson per 105 milioni di lire. L'eclatante risultato fu 2 - 4, con due doppiette viola di Montuori e Virgili. La Fiorentina battè ancora una volta la Juventus in casa nella ventesima giornata, 2 – 0, con le reti di Montuori e Prini, bissando il successo nella successiva partita dove vinse a Milano contro l'Inter del Presidente Angelo Moratti, 1 - 3 con doppietta di Virgili e rete di Prini. La marcia inarrestabile della squadra viola continuò alla ventisettesima giornata quando sul proprio terreno, non dette scampo al Milan del grande Schiaffino, rifilandogli un secco 3 - 0.

L'Apoteosi

Il 27 Maggio del 1956, nell'ultima partita in casa, vinta contro la Lazio 4 - 2, a scudetto ormai da tempo conquistato, i sessantacinquemila presenti si lanciarono per tutto il tempo della partita, in inebrianti manifestazioni di giubilo con cori e canti, riaffermando il proprio entusiasmo al termine della gara con una pacifica e festante invasione di campo. Subito dopo, non si contarono i cortei , gli slogan, i cori inneggianti agli eroi calcistici e lo sventolio di migliaia e migliaia di bandiere viola che coinvolsero tutte le strade fiorentine. Il 3 di Giugno, al termine del campionato, nonostante l'unica sconfitta patita sul campo di Genova, complice anche un arbitraggio scandaloso, il popolo viola continuò i festeggiamenti che si protrassero ancora per giorni e giorni. La validità e solidità della compagine creata dall'intuito, dalla volontà e la passione di tutti i componenti della società, e sostenuta dall'entusiasmo di un popolo appassionato e fortemente partecipante, fu confermata anche negli anni successivi quando i Viola arrivarono, prima squadra in Italia, ad una finale della Coppa dei Campioni, uscendo sconfitti ingiustamente a causa della potenza non solo calcistica del Real Madrid di Alfredo di Stefano. La corsa della squadra viola proseguì nei campionati successivi, rimanendo a lungo nei quartieri alti della classifica e piazzandosi per ben quattro volte consecutive, al secondo posto. Gli eccezionali risultati reiterati nel tempo, permisero alla società Viola di entrare di diritto nel novero delle grandi squadre italiane.

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