Accadde a Firenze: l'Alluvione

Accadde a Firenze: l'Alluvione

“L'ARNO DA' DI FUORI”

“Il fiume è accolto tra le mura e nel mezzo delle case nella sua qualità di fiume, forza benefica e insidiosa, con la quale non è lecito indulgere a debolezze... è catturato dai muraglioni e procedendo verso il cuore della città rinserrato nella sua petrosa fossa..”

Mario Luzi


L'Arno è un grosso torrente con sfrenate ambizioni di fiume.

Sandro Bennucci


Sono passati tanti anni dal 4 novembre 1966, giorno dell'ultima alluvione avvenuta a Firenze, e non si ancora spento il ricordo di quella immane tragedia. Di quel giorno ne parliamo ampiamente su altri spazi del nostro sito GOGO Firenze e quindi riteniamo utile fare un un salto indietro elencando le tre precedenti e più significative esondazioni avvenute in città tra le cinquantasei ufficialmente documentate.

4 Novembre 1333,

13 Settembre 1557

3 Novembre 1844.

L'alluvione del 4 Novembre 1333, fu catastrofica anche se il livello delle acque non raggiunse quello delle inondazioni successive. La mancanza di protezioni e scarsità di opere nella regimazione del fiume, oltre alla precarietà degli argini, provocò numerosi danni e vittime.

Tutti i ponti esistenti all'epoca crollarono salvo quello di Rubaconte (Ponte alle Grazie).

Il Ponte Vecchio fu ricostruito nel 1345 nelle forme attuali da Neri di Fioravante e Taddeo Gaddi.Il Ponte a Santa Trinita fu eretto molto più tardi, nel 1415, vista la poca importanza che aveva nella strategia viaria dell'epoca.

Il Ponte alla Carraia ritenuto essenziale per il passaggio dei carri, da qui il nome, fu invece riedificato prontamente l'anno seguente alla distruzione da Fra Giovanni da Campi su disegno di Giotto.

Giovanni Villani , oltre a raccontare l'alluvione vissuta di persona, cita la scomparsa nelle acque della statua di Marte che si trovava nei pressi dell'attuale Piazza del Pesce, alla quale i cittadini, per tradizione erano affezionati.

Il cronista nei suoi scritti ci riferisce che dalle antiche letture latine la scomparsa o lo spostamento da dove la statua era posta sarebbe stato di cattivo presagio per i fiorentini. La peste nera di qualche anno più tardi ne fu purtroppo la conferma.

La lapide che indica il livello raggiunto dall'acqua nel 1333, si trova nella Via dei Neri all'angolo con Via Don Setti.

L'alluvione del 13 Settembre 1557 è considerata la più distruttiva di tutte le altre.

La città ebbe due terzi invasi dalle acque, crollarono edifici e palazzi posti vicino agli argini, si contarono centinaia di morti e ingenti danni strutturali anche in altre zone della città.Soltanto due ponti si salvarono: il Ponte Vecchio e il Ponte di Rubaconte (Ponte alle Grazie) che opposero resistenza non solo alla forza della corrente ma anche ai numerosi, enormi tronchi di alberi sradicati abbattutisi sui piloni.

Il disastro obbligò il governo della città ad inasprire le già pesanti tassazioni per poter ricostruire edifici e infrastrutture distrutte, ma purtroppo, per poca lungimiranza, non furono inclusi nelle opere nuovi dispositivi di sicurezza per la regimazione delle acque.

Il Ponte a Santa Trinita verrà ricostruito nel 1571 da Bartolomeo Ammannati su disegno di Michelangelo, con un nuovo efficace modulo in pietra forte, a tre arcate a linee curve. Il Ponte alla Carraia, sarà ricostruito nel 1569 sempre da Bartolomeo Ammannati in pietra forte, a cinque arcate a linee curve.Una lapide che si riferisce a questa alluvione, posta sulla facciata della Chiesa di San Niccolò, tradotta dal latino così recita:

L'Arno ancora insieme alla Sieve irrompe a precipizio e prostra la sua Fiorenza turrita, i campi, i ponti, le mura , i templi, gli uomini.

La lapide che indica il livello raggiunto dall'acqua nel 1557, si trova in Piazza Santa Croce all'angolo con Via Verdi.

L'alluvione del 3 Novembre 1844 è stata in ordine di tempo l'ultima tra le più disastrose del passato, prima di quella del 1966.

Lo straripamento dell'Arno e della Sieve provocarono inondazioni non solo in città ma anche nelle campagne circostanti, nel Mugello e nella piana fiorentina.

Le acque del fiume invasero la città nel mattino di domenica ed irruppero con più violenza, nelle zone basse di San Niccolò e Santa Croce, arrivando all'altezza dei primi piani delle case.

La giornata festiva trovò fortunatamente le persone nei pressi delle proprie abitazioni che ebbero così il tempo di dare l'allarme e mettere in salvo parte delle proprie suppellettili e degli oggetti più preziosi.

L'insistenza del maltempo che continuava a flagellare Firenze e per i pochi mezzi di soccorso disponibili, i più erano rimasti sommersi nei magazzini, misero a dura prova la nostra città.

Il dinamismo e l'energia del granduca Leopoldo II non tardarono comunque, a dare una spinta propulsiva a tutti i soccorritori comandati dal gonfaloniere Rinuccini, il quale ebbe incarico di coordinare i reparti speciali del granducato: pompieri, carabinieri e polizia in una azione comune organizzata con risultati significativamente efficaci.

La responsabilità ed il senso dello Stato del granduca si manifestò con una forte attenzione ai problemi dei cittadini così duramente colpiti.

Egli assunse iniziative personali recandosi bordo di barche per compiere opere di salvataggio, mise a disposizione degli sfollati alcuni appartamenti di Palazzo Pitti, dette incarico di distribuire sussidi immediati ai più bisognosi.In seguito furono effettuate opere di consolidamento degli argini, innalzamento delle spallette e la messa in opera di cateratte al termine delle condotte fognarie che si affacciavano sull'Arno.

I ponti cittadini rimasero intatti, ma in seguito, non l'Arno, ma le mine tedesche del 1944, li distruggeranno di nuovo. Solo il Ponte Vecchio si salverà per il provvidenziale intervento del comandante tedesco Gerhard Wolf che nonostante l'ordine perentorio giunto da Berlino, decise di non farlo saltare.

Per tale gesto di coraggio ed altri meriti il Comandante riceverà alcuni anni dopo, la cittadinanza onoraria dal Comune di Firenze.

La lapide che indica il livello raggiunto dall'acqua nel 1844, si trova nel Chiostro della Basilica di Santa Croce.

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