Via Maggio: da St Mark al Palazzo di Bianca Cappello

Via Maggio: da St Mark al Palazzo di Bianca Cappello

Itinerario non guidato in Oltrarno: TAPPA n. 4

16, 18, 9, 11, 24: una cinquina imperdibile! Dove? In Via Maggio, ovviamente.  

Ai n. 16 e 18 di Via Maggio si notano due estese facciate di diverso stile, unificate in un solo palazzo. Si tratta della Chiesa Inglese di St.Mark, costruita su alcune case del Macchiavelli in stile neo rinascimentale con gusto decorativo vittoriano. La Chiesa di St. Mark è stata la prima Chiesa Anglicana di Firenze voluta dalla nutrita presenza di cittadini britannici nella nostra città. Il tempio fu consacrato nel 1881 dall'allora Reverendo Charles Tooth e nel 1906 ne fu completata la costruzione. Oggi al suo interno, oltre alle attività ecclesiastiche, si svolgono concerti di musica lirica e classica.

Al n. 9 sul lato sinistro di Via Maggio, fra Via dei Velluti (il riferimento è alla già citata nobile famiglia) e Via dei Vellutini (un diminutivo che vuole significare le strette dimensioni della via) si erge il Palazzo Martellini Rosselli Del Turco. Edificato nel 1260 da Bonaccorso di Piero Velluti, del quale diamo risalto all'inizio del nostro itinerario, fu il primo palazzo sorto nella via.

Nel '500 dai Velluti passò agli Ugolini per essere poi venduto a Lionardo Martellini ai primi del '600. Dopo vari altri passaggi di proprietà, fu acquistato nel 1859 dai Rosselli Del Turco che ne sono tuttora i proprietari.

La struttura e la facciata sono in deciso stile cinquecentesco fiorentino, ma denotano anche alcuni rimaneggiamenti dovuti ai vari passaggi di proprietà avvenuti nel corso dei secoli.

Da osservare le due belle finestre inginocchiate tardo cinquecentesche, le finestre ad arco allineate sul marcapiano e i due scudi sugli spigoli con lo stemma dei Martellini. Lo stemma dei Rosselli del Turco, all'ingresso, domina l'androne: si trova, infatti, sull'arco di una porta con vetri policromi piombati dalla quale si accede a un piccolo cortile con porticato che mostra alcuni elementi quattrocenteschi.

I Del Turco ebbero la loro origine in Semifonte da dove dovettero fuggire nel 1202 a causa della completa distruzione della città. Alcuni di essi rimasero in Val d'Elsa altri presero la strada per Firenze. Alla fine del '300 uno dei rami della famiglia si estinse. I Del Turco riapparvero nelle vita pubblica fiorentina nella seconda metà del Cinquecento con Antonio di Giovanni che fu accomandante dell'Ordine di Santo Stefano in Firenze con il titolo di Cavaliere. Alla fine del Seicento, un discendente dei Del Turco, Chiarissimo di Giovanni, prese in moglie Pellegrina di Stefano Rosselli e fu il figlio di lui, Giovanni Antonio, che si fregiò per la prima volta del doppio blasone nobiliare Rosselli Del Turco. Nel 1750 Giovanni Antonio acquistò da Pierfrancesco Borgherini l'importante Palazzo di Borgo S.S.Apostoli dove fissò la residenza della famiglia. Il Palazzo, disegnato da Baccio d'Agnolo e completato nel 1530, si trova al n.17, all'angolo con la Piazzetta del Limbo, ed è ancora di proprietà della nobile casata.

Al n.11, sullo stesso lato della via, situato fra Via dei Velluti e Via Sguazza (toponomastica incerta; escludendo un ristagno d'acqua perché in pendenza , si pensa a una via nella quale alcuni residenti “sguazzavano” nella ricchezza e dove secondo un recente studio sembra che lì sia nata Lisa Gherardini, la Gioconda di Leonardo), si trova il Palazzo Michelozzi. 
ll Palazzo fu costruito su alcune case dei Corbinelli intorno alla metà del Cinquecento da Giovan Battista Michelozzi, probabilmente su disegno dell'architetto scultore Giovan Battista Caccini. L'edificio passò nell'Ottocento, causa l'estinzione della famiglia, ai Ticci poi ai Donati e da questi ai Bartolozzi che ne detengono tuttora la proprietà.

La facciata tipicamente rinascimentale in intonaco bianco con cornici in pietra serena è divisa da due ben evidenziati marcapiani. A piano terra, cinque finestre inginocchiate fanno spazio a un portone ad arco su cui svetta lo stemma dei Michelozzi. Ai piani superiori si trovano sei finestre decorate con pregevoli vetri piombati, incorniciate da pietra serena. All'interno del portone d'ingresso si notano un busto del pittore brasiliano Pedro Americo che qui visse ed un bel cancello di fattura moderna in ferro battuto. Dal cancello si accede ad un cortile con loggiati e colonne prettamente cinquecentesco.

I Michelozzi fanno parlare di sé già alla fine del Trecento quando Michelozzo di Giunta eletto Priore entrò nella Signoria. Nel 1401 Giovanni e nel 1433 Bartolomeo, fecero parte della prestigiosa carica dei Dieci di Balia. Il fratello di Bartolomeo, Michelozzo nato a Firenze nel 1396 fu un famoso scultore della scuola Donatelliana ma sopratutto architetto. La sue caratteristiche principali si evidenziavano nella metodica funzionale e nella bellezza e semplicità dello stile. A lui si devono numerose opere realizzate nella nostra città fra le quali: Palazzo Medici Riccardi, Villa Medicea di Careggi, Cortile di Palazzo Vecchio, facciata della Chiesa di San Felice in piazza, l'ampliamento nel 1444 della Basilica della SS. Annunziata e, Villa Medici a Fiesole. Giovan Battista di Tommaso Michelozzi, proprietario del Palazzo di Via Maggio, fu un ricco mercante la cui attività si svolgeva prevalentemente all'estero. Nel 1599 fece costruire il bellissimo coro e l' Altare Maggiore della Chiesa di Santo Spirito elargendo una grossa somma per acquistare i preziosi arredi. I Michelozzi furono in seguito anche rinomati politici come dimostrano la carica di Senatore di: Antonio di Girolamo nel 1641 e Francesco di Antonio nel 1657.

Al n.24 sul lato opposto,un ben ancora strutturato edificio trecentesco precede il palazzo più famoso e storicamente interessante di tutta la via:il Palazzo di Bianca Cappello posto al n.26. Infatti il Palazzo non è soltanto uno dei più suggestivi dal punto di vista artistico, ma è anche testimone delle più intriganti e coinvolgenti vicende di coloro che lo hanno abitato.

Il Palazzo, di origini quattrocentesche appartenente ai Corbinelli, fu acquistato intorno alla metà del Cinquecento da PieroBuonaventuri, marito di Bianca Cappello probabilmente con i denari di lei medesima. Nel 1566 dopo alcuni lavori di restauro la nobile veneziana vi prese possesso. Dopo la morte del Buonaventuri, Francesco I de Medici, ormai da tempo amante di Bianca, operò a proprie spese la completa ristrutturazione ed abbellimento del palazzo, affidando i lavori nel 1573 all'architetto e scenografo di corte Bernardo Buontalenti.

Nel 1584 Bianca Cappello divenuta nel frattempo Granduchessa e residente stabilmente a Palazzo Pitti, cedette il fabbricato all'Ospedale di Santa Maria Nuova. Rivenduto due anni dopo ai Riccardi, passò ai Bonaccorsi poi agli Altoviti, quindi ai Peruzzi de Medici, ai Pecchioli fino all'attuale condominio.

La facciata, nella parte superiore lasciata quasi inalterata dal Buontalenti nella sua struttura originale, evidenzia nella parte inferiore la mano dell'artista per le due imponenti finestre inginocchiate firmate alla loro base con un basso rilievo: un pipistrello dalle ali aperte, simbolo protettivo della casa che il famoso architetto spesso usava nelle sue opere, ed il grande portone chiodato con cornice in bozze di pietra squadrate sovrastato dallo stemma dei Cappello. Ma la caratteristica maggiore del palazzo si trova nella grandiosa decorazione a graffito eseguita da Bernardino Poccetti intorno al 1575. Ben spartita da strette cornici bianche, rappresenta disegni variegati di figure bizzarre, umane e animali, insieme a componenti mitologici ed elementi antropomorfi. Al centro della facciata si notano: l'affresco del blasone mediceo con la corona granducale e ai lati due ovali incorniciati con il tema del cigno che voleva alludere al candore di Bianca. Nel Palazzo si trova anche un corridoio sotterraneo fatto costruire da Francesco I per incontrare in segreto la sua amante, che dalle fondamenta arriva a Palazzo Pitti. Il corridoio è servito durante l'ultima guerra ad occultare e proteggere dalle razzie Tedesche le numerose opere pittoriche ed altri arredi del corridoio Vasariano.

Bianca Cappello era una bellissima, raffinata e seducente nobile Veneziana. Fuggì dalla propria città all'età di 15 anni all'insaputa dei genitori per seguire a Firenze Piero Bonaventuri, un fiorentino conosciuto a Venezia mentre era impiegato in un banco dei Salviati, e contraendo con esso un matrimonio segreto durante la fuga. All'intimazione del tribunale Veneziano, sollecitata dai Cappello, nei confronti di Bianca per obbligarla a rientrare presso la sua famiglia, si opposero i Medici,probabilmente per opportunismo politico, che anzi offrirono al Bonaventuri una attività di corte. Ben presto il giovane marito che, nel frattempo aveva avuto da Bianca una figlia di nome Pellegrina, mostrò il suo lato peggiore a causa del suo comportamento ozioso e dissoluto che lo portava spesso a sperperare denaro ottenuto dalla moglie con pressioni e minacce. Bianca, allora diciottenne, irritata per la deludente vita sentimentale, invitata ad una festa nel Palazzo del Mondragone in via dei Banchi all'angolo con via del Giglio, conobbe “casualmente” il Granduca Francesco I dei Medici, a quel tempo sposato infelicemente con Giovanna d'Austria.

Per entrambi fu amore a prima vista che si trasformò velocemente in autentica passione.

Nel 1556 Francesco I che in estate viveva a Palazzo Pitti fece ristrutturare dall'architetto di corte Bernardo Buontalenti il palazzo di Via Maggiore, dove Bianca abitava, perché si distinguesse per pregio dagli altri nella via. La vita dei due amanti si svolse attraverso strane vicende che affondano nel più profondo mistero. Il marito di Bianca venne ucciso in un vicolo buio durante un alterco nel 1568 e, poco dopo, anche la Granduchessa Giovanna D'Austria morì per un banale incidente cadendo da una scala. Naturalmente i due episodi potrebbero far nascere dei dubbi sulla estraneità degli amanti ma storicamente non ci sono prove che possano portare a simili conclusioni. Comunque, la strada si spianò per i due amanti: lui trentasettenne lei trentenne che, liberi ormai da ogni vincolo, poterono congiungersi segretamente in matrimonio rendendo pubblica la notizia il 10 Giugno del 1579.

Inizialmente la loro vita scorse abbastanza serena anche se la mancanza di un erede maschio ed alcuni tentativi falliti di Bianca per legittimare come suo figlio Antonio, un maschio nato probabilmente da una relazione di Francesco I con una serva di corte, indussero il popolo fiorentino a biasimare, anche se abbastanza velatamente, la condotta dei granduchi. Francesco, oltre ai doveri di governo, si occupava di esperimenti di alchimia e scienze naturali nello "studiolo" di Palazzo Vecchio, mentre Bianca si dedicava agli adempimenti, alla organizzazione e alle strategie della vita di corte.

Ma otto anni dopo, nell'Ottobre del 1587, durante una vacanza estiva nella Villa di Poggio a Caiano, Francesco e Bianca vennero assaliti da febbre altissima e delirio decedendo in pochissimo tempo a poca distanza l'uno dall'altra.

E' quasi certo si trattasse di febbri malariche, ma qualche fonte storica ritiene che tale morte sia avvenuta per avvelenamento perpetrato dal fratello di Francesco, Ferdinando I, desideroso di impossessarsi del titolo granducale.

Le storie, gli aneddoti, i misteri della nostra città sono infiniti! Se siete curiosi di conoscerne altri, seguiteci! Pubblicheremo a breve la 5^ tappa.       

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