San Martino, i Trabiccoli e l'Estate!

San Martino, i Trabiccoli e l'Estate!

Fino ai primi decenni del Novecento l'11 Novembre, nel giorno di San Martino, si svolgeva sul Ponte Santa Trinità e all'inizio di Via Maggiore (Via Maggio) la "Fierucola dei Trabiccoli", una simpatica fiera locale dove si vendevano utensili ed altri oggetti necessari all'uso domestico popolare. In particolare, i "trabiccoli" e i "preti" - che in tante famiglie si ricordano ancora - erano attrezzi che servivano per riscaldare il letto e asciugare i panni nei mesi più umidi e freddi dell'anno. Composti da leggere assicelle di legno messe insieme con chiodini minuti, avevano forme diverse: il "trabiccolo" era simile a una gabbia con stecche di legno curve ad arco, a forma di cupola, e il "prete" un'intelaiatura rettangolare di strette assi a sagoma bislunga rialzata al centro. Su ambedue, nella parte alta centrale era posta una piccola lastra metallica protettiva alla quale era fissato un gancio. Uno scaldino, riempito di carbone avanzato dai fornelli, veniva appeso al gancio e l'attrezzo così preparato era posto sotto le coperte del letto pronto per diffondere il necessario e desiderato calore prima di coricarsi. Il "trabiccolo" era anche usato per asciugare la biancheria specialmente quella dei bambini. Gli scaldini di terracotta, si dividevano in veggi e cecie. Il veggio, con manico tondo e base rialzata, era usato in maggioranza dalle donne per scaldarsi le mani e i piedi, mentre la cecia più bassa e piatta alla base, era quella che veniva appesa ai trabiccoli.

In questa fiera si svolgeva anche un piccolo commercio di artigianato povero, ma comunque fatto di prodotti utili per la famiglia come culle, ceste e panieri. Gli stessi artigiani mettevano in mostra i loro manufatti e i chiassosi richiami che emettevano per attirare i compratori, animavano festosamente la fiera. Alla sera erano molti gli oggetti venduti, le donne erano soddisfatte per i loro acquisti utili e  i venditori, felici per i buoni affari, si allontanavano per tornare a casa intonando canzoni allegre e spingendo i barrocci ormai vuoti.

"L'estate di San Martino dura tre giorni e un pochino" - questo è il detto popolare che viene usato l'11 novembre.

Questo proverbio fa riferimento a una particolare situazione meteorologica del periodo autunnale quando le giornate di pioggia accompagnate da una abbassamento della temperatura sono prevalenti. Ma, nei 3 giorni che iniziano dall'11 Novembre, ricorrenza di San Martino, si verifica spesso un cambiamento del tempo con cielo sereno e temperatura più mite.

Per voce popolare, il detto è legato alla leggenda di Martino. Martino, soldato romano di stanza in Gallia, durante le ispezioni ad alcune guarnigioni in una giornata invernale fredda e nevosa dell'anno 334, si imbatté in un povero mendicante ricoperto di stracci e inebetito dal freddo. Martino, mosso a compassione, gli donò senza alcuna esitazione metà del suo caldo mantello di pecora non immaginando che il viandante fosse nientemeno che Gesù in persona. L'intervento del Volere Divino non tardò a manifestarsi e, con grande meraviglia del soldato romano, il sole tornò a splendere e la temperatura si alzò riscaldando tutta l'aria circostante. La notte successiva, Martino sognerà Gesù nell'atto di mostrargli la metà del suo mantello e questa rivelazione lo avvicinerà fortemente alla fede, virtù che poi lo condurrà a intraprendere il percorso pastorale. Martino sarà proclamato Santo dopo la sua morte, avvenuta in Francia nell'anno 397.

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