Mi racconti il tuo 4 Novembre del '66? - Silvano e la gioielleria sul Lungarno Acciaiuoli

Mi racconti il tuo 4 Novembre del '66? - Silvano e la gioielleria sul Lungarno Acciaiuoli

Silvano e la gioielleria sul Lungarno Acciaiuoli

Silvano si siede e inizia il racconto del suo 4 Novembre del ‘66. “Da pochi mesi abitavo in zona Le Cure. Avevamo lasciato la casa in cui ero nato, un ultimo piano di un palazzo cinquecentesco di Via dei Benci ”. Si ferma un attimo, fa ordine tra i suoi ricordi e continua: “Lavoravo presso un famoso negozio di gioielleria sul Lungarno Acciaiuoli. Il 4 novembre mi trovavo a casa perché era un giorno di festa. Mi alzai e dalla radio appresi la notizia di quanto stava accadendo in città. Le notizie erano frammentarie, contraddittorie. Non erano ancora sufficienti per capire davvero quello che stava accadendo alla nostra Firenze”. All'edicola vicino a “La Nazione” si dice che l'acqua sta cominciando a entrare dalle fenditure delle spallette invadendo i Lungarni. L’Arno ha esondato, l’Arno sta invadendo la città. “Provai a telefonare ai miei datori di lavoro ma le linee erano interrotte”. Passano due giorni e Silvano prova ad avvicinarsi al centro ma il suo tentativo fallisce. “Le strade erano ancora stracolme d’acqua e le autorità lasciavano passare solo gli autorizzati”. Attraverso i notiziari radio e le uscite dei giornali Silvano riesce a farsi un’idea abbastanza precisa del disastro che si era compiuto. “Il terzo giorno tentai di nuovo di raggiungere il centro. A piedi, munito di enormi stivali di gomma, riuscii ad arrivare”. Le parole di Silvano lasciano trapelare un filo d’emozione, ancora oggi.Con il cuore in gola percorsi l'ultimo tratto di Por Santa Maria e voltai su Lungarno Acciaiuoli… o quello che restava del Lungarno. Le spallette non esistevano più e metà della sede stradale era finita nel fiume”. Quello che Silvano si trova davanti, quel giorno di novembre, è difficile e doloroso da immaginare. “Giunto davanti al negozio dove lavoravo mi trovai, come temevo, davanti ad una scena sconvolgente. La saracinesca era divelta e accartocciata da un lato, le vetrine esterne erano a terra, rovesciate. Un vero disastro. Nel retro del negozio il grosso armadio cassaforte, che pesava qualche tonnellata, si era spostato. Si trovava all’altezza dell’'uscita secondaria, situata nel fronte opposto”. In quel che resta del negozio, Silvano e i proprietari cercano di ricostruire quanto accaduto. Forse per dare un senso, per trovare una spiegazione a quel disastro naturale dalla potenza inarrestabile. “L'acqua era entrata di prepotenza e si era portata con sé tutto quello che aveva trovato lungo il suo corso. Non riuscendo a sfogarsi verso l'uscita opposta, perché ostacolata dal grande armadio, aveva formato un grosso mulinello che fortunatamente aveva fatto ammassare gli oggetti al centro del locale evitandone la fuoriuscita. Una volta ritiratasi l'acqua aveva lasciato sul pavimento mezzo metro di fango melmoso e maleodorante”. Cosa fare adesso? Gli occhi stentano a credere a quella situazione paradossale. “Non ci resta che rimboccarci le maniche. Insieme ai proprietari e agli altri addetti ci organizzammo per ritrovare gli oggetti di oro e argento finiti nella melma. Con pale e secchi e una fioriera bucherellata recuperata per caso, cominciammo a spalare il fango utilizzando la fioriera a mo’ di setaccio. Né più e né meno come i cercatori d'oro del Far West. Trovammo anelli, orecchini e spille. Poi fu la volta dei grossi oggetti in argento che furono recuperati più facilmente. Lavorammo per venti giorni, poi tutto quello che era stato recuperato fu portato nell'abitazione dei proprietari per essere rimesso a nuovo manualmente, attraverso tecniche particolari di ripulitura e di restauro”. Il nuovo negozio ricostruito fu inaugurato alla fine di Marzo del 1967. Firenze ha vinto e si rimette in piedi.

Open dialog

Powered by Aperion.it