Ultima tappa in Oltrarno: imperdibile!

Ultima tappa in Oltrarno: imperdibile!

Itinerario non guidato in Oltrarno: TAPPA n. 7 

Siamo giunti alla settima e ultima tappa di questa nostro itinerario ad anello: siamo partiti da Piazza Frescobaldi e qui torniamo.     

Al n. 48 di Viaggio Maggio si osserva la Casa Foggini. Si tratta di una costruzione priva di elementi architettonici significativi, ma importante per il valore storico essendo stata abitata dall'architetto e scultore Giovan Battista Foggini. Il Foggini ne prese possesso dopo il 1676, ovvero quando entrò a far parte degli artisti di coorte sotto il granducato di Cosimo III de' Medici.

Giovan Battista Foggini nacque a Firenze il 25 Aprile del 1652. Egli dimostrò fin da giovanissimo una forte attrazione per le attività creative, tanto che suo zio Iacopo Maria Foggini lo volle nella sua bottega di scultura. Giovan Battista, per le sue doti di artista, fu segnalato al Granduca Cosimo III che, riconoscendone il talento, lo invitò a frequentare l'Accademia fiorentina a Roma. Nel suo percorso di apprendimento nella scuola romana, il giovane si interessò anche di architettura. Tornato da Roma nel 1676, il Foggini portò in dote, oltre ad alcune interessanti novità in campo estetico, lo stile Barocco Romano che fu subito molto apprezzato e adottato dalla corte granducale. Ottenuta l'investitura ufficiale di artista di corte, Giovan Battista Foggini fu da subito impegnato nella esecuzione di importanti opere in tutto il granducato di Toscana.

Nell'elenco dei lavori più importanti e significativi svolti a Firenze si trovano:

La realizzazione della Cappella Corsini nella Chiesa del Carmine, le decorazioni scultoree nella Cappella Feroni nella Basilica della S.S. Annunziata, lo scalone del Palazzo Medici Riccardi, i busti scolpiti di Vittoria della Rovere e di Maddalena d'Austria - oggi agli Uffizi - e quello di Galileo Galilei in Santa Croce. Il Foggini si dedicò anche alla ristrutturazione e all'ampliamento di numerose Chiese e Palazzi in città lasciando un'importante impronta del nuovo stile architettonico.

Giovan Battista Foggini morì nella sua abitazione fiorentina il 12 Aprile 1725 all'età di 73 anni.

Siamo giunti al termine di Via Maggio e entriamo nella Piazza San Felice dove al n. 8, davanti alla colonna in marmo posta da Cosimo I, si osserva un grande edificio di origine quattrocentesca: il Palazzo Ridolfi ora Museo Casa Guidi.

Il Palazzo fu fatto erigere nel XV secolo dalla famiglia Ridolfi che, già in precedenza, deteneva altre proprietà nella piazza: per questo furono chiamati Ridolfi di Piazza. Nel 1575, a seguito di una congiura contro i Medici, Cosimo I punì i Ridolfi confiscando loro il Palazzo per poi donarlo alla Commenda dell'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano. Nel secolo successivo, l'edificio fu acquistato da un ammiraglio appartenente allo stesso Ordine, Jacopo Guidi di Volterra, e nel 1650 passò alla proprietà di un altro ammiraglio: Camillo Guidi. Altri Guidi già da alcuni decenni possedevano tutto il palazzo confinante fino all'angolo di Via Mazzetta. Ciò portò altri membri della famiglia a formare successivamente un'unica proprietà mantenendo però il loro diverso aspetto: l'una ridisegnata nell'Ottocento, l'altra di tipo quattrocentesco. Negli anni quaranta dell'Ottocento furono effettuate trasformazioni all'interno del piano nobile, ricavando su di esso due grandi appartamenti. Uno di questi appartamenti fu affittato nel 1847 a una coppia di cittadini britannici: i poeti e scrittori Elisabeth Barrett e Robert Browning, i quali rimasero nell'appartamento fino al 1861.

Una lapide posta al centro del Palazzo con un'epigrafe di Nicolò Tommaseo, ci ricorda la poetessa Elisabeth Barrett che, per la sua grande cultura letteraria e la sua storia, rimarrà uno dei personaggi più importanti della comunità straniera a Firenze lasciando una profonda traccia nella nostra città. L'epigrafe citata definisce la poesia della Barret "un anello d'oro che congiunge Inghilterra e Italia".

Elisabeth Barrett nacque il 6 Marzo del 1806 nella Contea di Durham in Inghilterra da famiglia facoltosa, circondata da ben undici fra fratelli e sorelle, e dimostrò fin da giovanissima una vena poetica straordinaria. Era capace di leggere e commentare Dante, Shakespeare e Milton e all'età di dodici anni compose perfino un poema epico.

In età adulta proseguì la sua attività di scrittrice componendo e pubblicando una serie di importanti raccolte fra le quali va citata la più nota : Seraphim and Other Poems scritta nel 1838. Ma proprio in quell'anno, al compimento dei 32 anni, essa venne colta da una grave malattia agli arti inferiori che la costrinse ad isolarsi per molto tempo nella propria abitazione assistita soltanto dai familiari. La Barrett, non cessò però di coltivare il suo amore per la letteratura e la poesia e la sua forte passione la spinse a comporre un'altra raccolta che chiamerà Poem.

L'apprezzamento della critica,a seguito della pubblicazione di Poem, non si fece attendere. Uomini di varia cultura, scrittori e letterati, plaudirono al poema.

Uno di questi scrittori si dimostrò più entusiasta degli altri. Si trattava di un giovane scrittore e poeta inglese dal nome Robert Browing.

In una lettera inviata alla poetessa nel Gennaio del 1845, egli le manifestò la sua ammirazione e chiese di poterla incontrare. Elisabeth accettò l'incontro e qualche tempo dopo scoccherà la scintilla che farà accendere tra i due un'amore travolgente. Il padre di lei, contrario a questa unione, tentò in ogni modo di impedirle di frequentare Robert, ma la loro determinazione fu più forte e decisero di fuggire superando anche le difficoltà dovute all'impedimento fisico di Elisabeth.

Nel 1847, giunsero a Firenze, città aperta e libera dalle ipocrisie dei “benpensanti” inglesi. Si sposarono e fissarono il loro domicilio al piano nobile del Palazzo Guidi.

Essi familiarizzarono immediatamente con la città, frequentando particolarmente il loro quartiere

dove acquistarono dagli artigiani e rigattieri mobili e suppellettili e ancora oggi alcuni di questi sono presenti in quella che fu la loro abitazione. Il 9 Marzo 1849 Elisabeth dette alla luce un figlio che chiamerà Pen. Pen diverrà in seguito pittore e scultore di discreto successo in campo internazionale, attività che coltiverà fino alla sua morte avvenuta nel 1912.

La scrittrice continuò la sua attività pubblicando nel 1851 Casa Guidi Window, dal quale è stata tratta e riportata sulla lapide posta sulla facciata di Via Mazzetta, questa frase: "I hear last night a little child go singing neath Casa Guidi windows by the church: O bella libertà o bella...." Ancora, nel 1856 essa scrive il romanzo in versi Aurora Leigh nel quale si schiera apertamente per l'emancipazione femminile contro la rigidità conservatrice e puritana del regime Vittoriano.

Elisabeth e Robert ebbero modo di compiere numerosi viaggi in Inghilterra ed in altre città italiane, nonostante le difficoltà motorie di Elisabeth, ma nulla li attrasse più del loro amato nido fiorentino.

Elisabeth si appassionò alle lotte Risorgimentali, dopo avere seguito fino dal 1848 i moti rivoluzionali in città dalle finestre del balcone che si affaccia su Via Mazzetta, condividendo totalmente la politica di Camillo Benso Conte diCavour che verrà a mancare poco dopo.

Improvvisamente, al compimento del 55 anno di età, la malattia, di cui essa soffriva si aggravò e questa volta non le dette scampo.

Elisabeth Barrett Browing morì nella sua casa di Firenze il 29 Giugno 1861 circondata dal profondo affetto della sua famiglia e di tanti cittadini.

Un numero altissimo di persone accorsero al suo funerale: non solo i componenti della comunità britannica ma anche moltissimi fiorentini che riconoscevano in lei sì una grande poetessa, ma anche una donna solidale che, forte delle sue convinzioni liberali, condivideva e partecipava con il popolo alle lotte per la libertà e la giustizia.

Alla morte dell' amata moglie, Robert disperato, non potendo più vivere in quel palazzo dai troppi ricordi, si trasferì insieme al figlio a Venezia e lì rimase fino alla sua morte avvenuta il 12 Dicembre 1889.

Il corpo di Elisabeth fu inumato nel monumentale Cimitero degli Inglesi in Piazza Donatello e la tomba dove riposa è tutt'ora oggetto di numerose visite e testimonianze di affetto.

Le stanze di Casa Guidi dove vissero i due poeti, sono rimaste per buona parte come essi le lasciarono, e mostrano il prezioso arredamento d'epoca, scelto secondo il loro gusto, ancora oggi perfettamente conservato. La ricostruzione fedele dell'ambiente, nella sua collocazione originale di mobili e suppellettili, si deve agli esperti dell'inglese Eton College, custodi, restauratori e allestitori di tutta la collezione di quanto appartenuto ai Browing.

Entrando in queste stanze, nel percorrere con la mente l'intensa vita dei due poeti, si ha la sensazione che siano loro stessi Robert ed Elisabeth ad accoglierci e sorridendo ci invitino a bere insieme una tazza di tè.

Il Palazzo Guidi del quale il MuseoBrowing, patrimonio artistico nazionale fa parte, è gestito dalla Landmark Trust, un'associazione Inglese no profit. La Landmark Trust, dall'anno 1965, ha recuperato più di 200 edifici storici celebri sparsi nel mondo operando attenti e scrupolosi restauri. L'Associazione Inglese offre i prestigiosi edifici in affitto a chiunque voglia soggiornarvi anche per brevi periodi nel corso dell'anno. I proventi raccolti sono impiegati esclusivamente per la ristrutturazione e la conservazione di tutto il patrimonio immobiliare gestito. Informazioni: landmarktrust.italia.@gmail.com

L'appartamento dei Browing è visitabile gratuitamente da Aprile a Novembre nei giorni Lunedì, Mercoledì e Venerdì, dalle ore 15 alle 18: info.casaguidi@fastwebnet.it

Ci spostiamo ora sulla Piazza San Felice, dove all'inizio dell'attuale Via Romana, si trovava una porta d'ingresso alla città chiamata Porta di Città, edificata nel 1172 in quanto parte della quinta cerchia muraria o prima comunale. Piazza San Felice si presenta oggi come uno slargo di forma irregolare sul quale confluiscono ben quattro strade. Al centro una colonna priva di soggetto, divide la piazza. Si tratta della colonna in marmo di Seravezza posta da Cosimo I de' Medici per ricordare la vittoriosa battaglia di Marciano contro i Senesi che di fatto consegnò al Granduca Mediceo tutta la Toscana.

L'intenzione di Cosimo era di collocare sulla colonna una statua che rappresentasse il simbolo della pace, ma la morte del Granduca avvenuta il 21 Aprile 1574 impedì di completare l'opera.

La colonna fu poi tolta da Leopoldo II con la motivazione di "monumento incompiuto", poi ricollocata sul posto dal Comune di Firenze nel 1992.

Sul lato destro della piazza si osserva la Chiesa di San Felice.

La Chiesa esisteva già nell'anno 1000 con il nome di Santis Felicis in Platea. Nel 1226 fu dedicata a San Felice di Nola e consacrata dai Benedettini. I monaci la detennero fino al 1412. Dopo tale data la Chiesa passò ai Camaldolesi che provvidero a trasformarla in Abbazia. Nel 1457 furono iniziati importanti restauri ordinati dall'Abate Mariotto de' Lippi ed eseguiti da Michelozzo. Dal 1557 la conduzione dell'Abbazia fu affidata ai monaci e alle monache domenicane che vi si trasferirono dopo essere state costrette a lasciare il convento di San Piero Martire in Via dei Serragli, demolito nel 1530 per esigenze di maggiori fortificazioni in quel perimetro, durante l'assedio delle truppe di Carlo V. I conventuali rimasero nell'abbazia fino al 1785 anno della soppressione napoleonica degli ordini religiosi. L'edificio fu in seguito ospizio delle "malmaritate", donne sfortunate che, in seguito a separazioni o abbandoni da parte di mariti poco virtuosi, erano rimaste prive di qualsiasi assistenza e di giovani fanciulle indigenti che provenivano prevalentemente dal quartiere. Il complesso passato poi a Chiesa parrocchiale, tutt'ora in esercizio, viene ricordato per le vicende dell'ultima guerra e per il coraggio con cui il suo parroco don Bruno Panerai affrontò i nazi fascisti offrendo rifugio ed assistenza a tanti cittadini ebrei perseguitati.

La facciata della chiesa, in stile rinascimentale, mostra un'importante portale, opera di Michelozzo. In alto a destra si osserva lo stemma dell'Abate Mariotto de Lippi che nel 1457 ordinò importanti restauri eseguiti dallo stesso Michelozzo.

L'interno si presenta ad una navata che, a seguito dei numerosi rimaneggiamenti, mostra stili diversi: gotico rinascimentale e barocco. Si osserva sopra l'altare un crocefisso di scuola giottesca, sugli altari laterali datati XV e XVI secolo, opere pittoriche attribuite a importanti artisti: Neri di Bicci, Bernardo Starnina, Nicolò Gerini, Matteo Rosselli, Ridolfo del Ghirlandaio, Giovanni da San Giovanni, Salvator Rosa. Lungo il perimetro della navata si trovano le tombe di Giovanni da San Giovanni, Giusto Susterman, Domenico Gabbiani e degli architetti Giulio e Alfonso Parigi, padre e figlio, artefici nel 1616 dell'allargamento della facciata di Palazzo Pitti. Da notare in alto il grande coro cinquecentesco. L'arco trionfale sopra l'altare maggiore è opera di Michelozzo.

Piazza San Felice ebbe grande importanza nel 1172 quando la Repubblica fiorentina, visto il massiccio afflusso dei coloni provenienti dal contado con il conseguente sviluppo dei borghi fuori delle mura, (allora in tutta Firenze si contavano circa 30.000 abitanti), decise di costruire una nuova cerchia, la Prima Comunale, allargando i confini precedenti fino ad occupare una superficie di 72 ettari. La difesa della parte meridionale della città, resa necessaria dai sempre più numerosi nuclei abitativi nascenti, fu fissata sull'altra sponda dell'Arno ed ebbe nel Borgo di San Felice in Piazza il suo punto più avanzato. Il piano del Governo repubblicano in quella zona non prevedeva mura ma la costruzione di edifici abitativi addossati uno all'altro, disposti a cuneo, con la parte tergale priva di qualsiasi apertura. Per ulteriore rinforzo si costruirono palizzate di legno che correvano all'esterno degli edifici lungo tutto il perimetro di difesa nelle quali si aprivano tre porte ed alcune postierle per l'accesso alla città. Come già detto, in Piazza San Felice si trovava la Porta di Piazza situata all'ingresso dell'attuale Via Romana mentre le altre due, Porta Santa Lucia dei Magnoli e Porta San Iacopo, erano presenti rispettivamente nelle attuali Piazza dei Mozzi, presso il Ponte alle Grazie e in Piazza Nazario Sauro nei pressi del Ponte alla Carraia.

Più di un secolo dopo, l'incremento della popolazione (85.000 abitanti) obbligò il Governo fiorentino a mettere mano ad una Seconda Cerchia Comunale con un ulteriore allargamento delle mura verso tutti i punti cardinali della città. Al di là dell'Arno, furono costruite possenti mura che inglobarono, con lo spostamento più a sud del confine, tutti i borghi e i quartieri della zona. Con questo intervento fu completata la fortificazione muraria lungo tutto il perimetro di Firenze. La nuova cinta meridionale si snodò attraverso le Porte di: San Niccolò, San Miniato, San Giorgio, San Pier Gattolino e San Frediano. Tutte queste porte fanno ancora parte della città mentre le altre hanno subito lo smantellamento operato dal Poggi con la messa in atto nel 1865 del piano urbanistico di Firenze Capitale.

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