Passo passo attraverso la città - 5^ parte

Passo passo attraverso la città - 5^ parte

Percorrendo il lato destro, arriviamo al palazzo che fa angolo con Via della Pergola. Questo tratto di strada si chiamava in antico via di Cafaggiolo. Il famoso cronista dell'epoca Giovanni Villani, intendeva Cafaggio come campo di faggio, quindi zona di alberi e prati da pascolo. Osservando la parete del palazzo su via della Pergola si nota in basso, sotto una finestra, una piccola buca centinata con bordo in pietra, tamponata all'interno. Si tratta di una "Buca da vino". Ma cosa sono le buche da vino?

In Italia la crisi economica del XVII secolo si fece sentire in maniera esponenziale. Le cause furono molteplici: l'aumento della concorrenza nei traffici marittimi da parte delle altre potenze commerciali soprattutto nord europee, l'insufficienza di soluzioni alternative valide per contrastare la crisi nata nei molti stati del territorio nazionale, l'errato comportamento della classi dominanti facenti capo a nobili e borghesi, che abbandonando il dinamismo industriale e commerciale, si appiattirono su una politica statica a asfittica tesa all'acquisto dei soli beni immobili e fondiari.

Stante la congiuntura negativa, la maggior parte della nobiltà e borghesia fiorentina che, oltre a case e palazzi in città possedeva anche castelli e vasti terreni nel contado, si orientò verso il commercio locale, cercando di sfruttare al massimo la potenzialità dei propri possedimenti agricoli. Essendo l'olio e il vino i prodotti più richiesti dal mercato locale, le più importanti famiglie di Firenze iniziarono ad organizzarsi onde potere effettuare una distribuzione capillare in città e nei territori circostanti.

La Signoria di Firenze, in particolare durante il Granducato di Ferdinando II dei Medici, decisa a rilanciare l'economia del luogo, scelse di supportare le iniziative dei produttori concedendo loro, attraverso nuove leggi e decreti, la possibilità di vendere a favorevoli condizioni direttamente in strada al consumatore finale.

Nacquero dunque le "buche da vino”. Numerosi proprietari aprirono sulla facciata dei loro palazzi di città delle piccole finestrelle centinate di misura sufficiente per il passaggio del "fiasco".

Il "fiasco" nacque nel primo Trecento nella Val d'Elsa, luogo famoso per la produzione artigiana del vetro, con la stessa forma e dimensione di quella che attualmente conosciamo. A protezione della fragile struttura, la parte inferiore del fiasco veniva rivestita di un'erba lacustre composta da foglie resistenti lunghe e lineari, chiamata sala (carex riparia).
Le finestrelle, veri punti vendita, create per evitare l'accesso del pubblico nel palazzo, erano bordate ed ornate in vari modi: con pietra, marmo, mattoni ed al loro interno si trovava un piccolo sportello in legno che ne consentiva l'apertura e la chiusura.

Il passante bussava e un servitore, direttamente dalla cantina, passava il fiasco per la vendita. Naturalmente, trattandosi di vendita diretta, il prezzo era sensibilmente inferiore a quello praticato nelle rivendite e nelle osterie. A volte, al piccolo sportello, bussavano lavoratori addetti alla manutenzione pubblica della città.

A costoro il fiasco veniva ceduto gratuitamente come pure gratuitamente veniva distribuito insieme ad una razione di cibo ai molti poveri e bisognosi.

In città potrete osservare numerose “buche da vino” curiose e particolari. Ne elenchiamo alcune:

  • In via delle Belle Donne, all'angolo di via della Spada, con targa che indica con molti dettagli i giorni e gli orari di vendita; 
  • In Piazza Duomo vicino all'angolo di Via dei Servi, inserita in un portale in legno di quella che fu la casa di Donatello; 
  • In Via del Proconsolo vicino all'angolo di Borgo degli Albizi, contornata da una bella cornice in pietra serena lavorata.
  • Altre si trovano in Piazza Santa Croce angolo Via Verdi, Via dell'Isola delle Stinche, Via dell'Oriuolo, Via delle Terme, Via del Giglio,Via della Pergola angolo Via degli Alfani, Via del Trebbio ed altre ancora.

Proseguiamo l'osservazione del palazzo ubicato ai n.civici 32 e 34. Esso fu edificato dagli Alberti di Catenaia nel 1370 e successivamente confiscato dalla Repubblica Guelfa dopo che gli Alberti erano stati accusati di connivenza con i Ciompi durante i tumulti del 1378. In seguito, l'edifico passò all'Arte della Lana che vi installò i tiratoi per la lavorazione della materia prima. Lo stemma degli Alberti è ancora visibile sull'angolo in pietra che si affaccia su Via della Pergola e raffigura quattro catene unite da un anello. Più in alto sullo spigolo si staglia lo stemma con l' Agnus Dei simbolo dell'Arte della Lana. Il palazzo fu ristrutturato in toto nel 1577 da Bartolomeo Ammannati per conto della stessa Arte che aveva trasferito altrove i suoi tiratoi. L'edificio, chiamato in seguito Casa Bruscoli, è ricordato per avere ospitato nelle proprie stanze Luigi Gonzaga giunto a Firenze all'età di dieci anni ospite del Granduca Francesco I de' Medici. Egli, durante il soggiorno fiorentino, fece voto di castità davanti alla Madonna dell'Annunziata. Luigi Gonzaga fu poi beatificato da Papa Paolo V il 19 Ottobre del 1605. Sopra l'architrave dell'ingresso al n.34, un tondo mostra l'immagine del Santo ed appena sotto, in una lapide scritta in latino, si magnificano le sue virtù cristiane. La lapide fu fatta apporre da Cosimo III dei Medici nell'anno 1688. In tempi successivi, l'edificio, pur avendo un fronte comune sulla strada, fu separato all'interno dando vita a due distinte abitazioni indicate con i numeri civici 32 e 34.

Di fronte, un lungo muro indica l'esistenza, un tempo, del grande Monastero Benedettino Camaldolese di Santa Maria degli Agnoli. La sua costruzione fu iniziata il 14 gennaio del 1345 e ampliata nel 1348 con l'acquisto di alcune case attigue di proprietà dei banchieri Bartolomeo e Giovanni Alfani, da cui il nome della via. Il Monastero, che custodiva numerose ricchezze depositate dai nobili fiorentini, subì un saccheggio nel 1378 durante la rivolta dei Ciompi i quali decisi ad impossessarsi delle notevoli sostanze provocarono la morte violenta di tre religiosi. Per l'accaduto il convento fu abbandonato temporaneamente dai Monaci Camaldolesi e successivamente trasformato in luogo di cultura con l'istituzione di un importante laboratorio artistico di miniature dove fra gli altri si formò il pittore Lorenzo Monaco. Nel XV secolo il Convento, dove aveva vissuto il teologo umanista e priore generale dell'ordine Ambrogio Traversari, fu scuola e ritrovo di grandi personaggi fra cui: Cosimo dei Medici "Pater Patriae", Giovanni de' Medici futuro Papa Leone X, Marsilio Ficino. Paolo Toscanelli Dal Pozzo e altri personaggi noti.

Dall'altro lato, al numero civico 48, s'innalza il Cinquecentesco Palazzo Giugni disegnato da Bartolomeo Ammannati. Al centro un grande stemma dei Da Firenzuola, antica famiglia un tempo proprietaria del Palazzo che aveva dato a Firenze 50 Priori e 18 Gonfalonieri. Nel Seicento, l'edificio fu di proprietà di Virginia Da Firenzuola sposata Giugni dopo che si era estinto il ramo maschile della famiglia.

Dirimpetto, all'angolo con Via del Castellaccio, si trova la "Rotonda del Brunelleschi". L'edificio, a pianta centrale a forma ottagonale interna e 16 facce esterne con cupola sferica, fu progettato da Filippo Brunelleschi nel 1434. La costruzione gli era stata commissionata dall'Arte di Calimala per un lascito di 5000 fiorini da parte del mercante Matteo Scolari, fratello di Filippo Buondelmonti degli Scolari detto "Pippo Spano", nobile condottiero, che, con tale cifra voleva erigere un oratorio a fianco del glorioso Monastero di Santa Maria degli Agnoli. Il fabbricato, iniziato nel 1439, rimase incompiuto dopo che la Repubblica fiorentina, a corto di denaro, requisì in parte la somma stanziata per sostenere le spese della guerra contro Lucca iniziata nel 1437.

L'edificio incompiuto, di cui sorgeva soltanto l'iniziale muro alto sette metri addossato alle pareti dell'attiguo Convento, divenuto con il tempo un rudere, fu definito dai fiorentini "Castellaccio", da qui il termine dell'omonima via. Il complesso fu definitivamente restaurato nel 1937 dall'Architetto Rodolfo Sabatini seguendo il disegno progettuale del Brunelleschi. Da quel momento in poi la costruzione sarà chiamata definitivamente la “Rotonda del Brunelleschi”.Attualmente essa è proprietà dell'Università degli Studi di Firenze.

Di fronte alla "Rotonda", al numero civico 58, all'angolo con via dei Fibbiai, un grosso caseggiato si estende fino ai margini della Piazza SS. Annunziata. Si tratta di un edificio, in origine di proprietà dello Spedale degli Innocenti, passato nel 1872 all'Ospedale di Santa Maria Nuova il quale destinava l'ambiente all'uso di clinica per partorienti povere. Nel 1878, l'Architetto Leopoldo Pasqui disegnò e adattò la struttura per costituirvi la maternità e la scuola di ostetricia. La clinica ostetrico ginecologica rimase in sede per buona parte del Novecento per essere poi trasferita al policlinico di Careggi. L'edificio è anche conosciuto per essere stato residenza alla fine del Quattrocento del celeberrimo pittore Filippino Lippi.

La presenza del Lippi in quell'edificio non era certamente casuale. Molti altri artisti vivevano nei pressi del complesso dell'Annunziata dove già dal Trecento, nella Cappella di San Luca, aveva sede la "Compagnia degli Artisti". Questa istituzione era frequentata dai più importanti maestri d'Arte italiani e stranieri tra i quali: il Pontormo residente in Via della Colonna, Andrea Del Sarto, in Via Giusti angolo Via Gino Capponi, Federico Zuccari, in Via Giusti, i Sangallo in Borgo Pinti angolo Via della Colonna. Nel 1563, Cosimo I de' Medici trasformò l'istituzione in “Accademia delle Arti e del Disegno” rimasta operante in quel luogo fino al 1784.

Se anche questo racconto vi è piaciuto e volete continuare a passeggiare con noi per la città, non vi preoccupate, torniamo presto con una nuova "tappa" del nostro itinerario!

Open dialog

Powered by Aperion.it