Passo passo attraverso la città - 3^ parte

Passo passo attraverso la città - 3^ parte

Il nostro Itinerario Non Guidato per le vie di Firenze è arrivato al terzo capitolo e la storia si fa sempre più avvincente. Venite con noi!

Restiamo ancora sulla Piazza Sant'Ambrogio e voltando le spalle alla facciata della Chiesa, osserviamo sull'angolo fra Via di Mezzo e Via dei Pilastri, l'oratorio della Compagnia di San Michele della Pace, costruito nel 1444 e restaurato nel 1559 come si evince dall'iscrizione sulla pietra d'angolo. Sul timpano della porta si legge la frase “Quis ut Deus”: chi è come Dio ? Trattasi di una frase biblica dell'Arcangelo Gabriele. Oltre il portale, su uno dei tondi posti nel 1473, si nota un calice scolpito. Il riferimento è al già citato calice del “Miracolo”avvenuto nella Chiesa di fronte. L'edificio attualmente è proprietà della Misericordia di Firenze.

Entriamo ora in Via dei Pilastri.

Dei Pilastri, di parte Guelfa, si conoscono le gesta nella battaglia di Montaperti, e nient'altro che abbia interesse storico nella città.

La via dei Pilastri fa però parlare di sé nella prima metà del XVII° secolo in seguito a fatti avvenuti all'interno del palazzo con il portale verde sito al numero civico 4, acquistato dalla famiglia Canacci ai primi del Seicento.

I Canacci di origine nobile, famosi per avere avuto numerosi priori nella repubblica Fiorentina, possedevano anche un'altro importante palazzo in piazza di parte Guelfa, nel pieno centro di Firenze. Il settantenne Giustino Canacci, rimasto vedovo, sposa la bellissima ventenne Caterina Brogi figlia di un tintore Casentinese..

Naturalmente si trattava di un matrimonio combinato per denaro in quanto il Canacci, essendo di brutto aspetto e trascurato, non avrebbe potuto in alcun modo attrarre l'attenzione della bella fanciulla.

Gli sposi insieme ai tre figli di lui, avuti dalla precedente moglie, si trasferiscono nel palazzo di via dei Pilastri.

Con il tempo la convivenza della giovane moglie con i Canacci è sempre più difficile.

Giustino spesso assente o a letto malato, lascia la moglie in balia dei figliocci ed in particolare di Bartolomeo il quale cerca ripetutamente di sedurla.

Caterina rimane fedele al marito fino a quando incontra, tramite alcuni amici, il nobile JacopoSalviati Duca di Giuliano.

Jacopo Salviati giovane, avvenente, affabile e cortese, discendeva dalla grande famiglia che aveva dato a Firenze 63 priori e 21 Gonfalonieri. Erede del titolo di Duca ricevuto dal padre Lorenzo dopo la sua morte, era sposato per promessa con Veronica Cybo Malaspina dei Principi di Massa.

Veronica Cybo, nata nel 1611 da una famiglia dell'alta nobiltà Massese e Genovese, era donna assai religiosa, non bella, dal difficile carattere ed estremamente gelosa.

Gli incontri fra Jacopo e Caterina si fanno sempre più frequenti fino a sfociare nella passione che li trasformerà in amanti.

Veronica Cybo, che nel frattempo si trova presso la sua famiglia a Massa, riceve delle confidenze da alcuni conoscenti sui comportamenti del marito rimasto nel suo palazzo.

Accertato il tradimento e conosciuto il nome della rivale, parte per Firenze per affrontarla.

Nel giorno di una Domenica del 1633 all'uscita dalla Messa sul sagrato della Chiesa di San PierMaggiore, la Duchessa con piglio deciso e sguardo altero, cinta da una elegante veste di velluto pregiato, si porta al cospetto di Caterina con l'intenzione di farla desistere dal continuare la relazione con il marito.

Caterina sorpresa dalla personalità e dalla veemenza della rivale sta per cedere ma la forte passione per Jacopo ha il sopravvento. Essa respinge decisamente l'ultimatum di Veronica non

mancando anche di insultarla.

La duchessa accecata dall'odio torna a palazzo e comincia a covare il desiderio di vendetta. Cercando di mantenere la calma per non far trapelare al marito il proprio stato d'animo, prepara un piano diabolico nei minimi particolari ed una volta ultimato convoca presso di sé Bartolomeo Canacci, figlioccio di Caterina.

La Duchessa gli espone il piano che porterà all'uccisione della rivale.

Bartolomeo Canacci, un po' per odio verso la matrigna dovuto ai vari rifiuti alle di lui profferte ed un po' per una forte quantità di denaro promesso dalla Duchessa, accetta.

Il 31 Dicembre del 1634 suona il campanello di via dei Pilastri dove si trova Caterina eccezionalmente sola con la sua anziana fantesca.

La fantesca riconoscendo il Canacci apre la porta. Bartolomeo entra ma non è solo. E' seguito da due sicari venuti appositamente da Massa.

Appena all'interno uno dei due si getta sulla povera Caterina recidendole la testa con un deciso colpo di coltello, mentre l'altro uccide la fantesca scomoda testimone del delitto.

Mentre la testa di Caterina viene avvolta in un panno e portata via da uno dei sicari, i resti dei poveri corpi delle due donne vengono dispersi in un pozzo posto all'inizio della vicina via dei Macci.

Come era d'uso all'epoca nelle famiglie nobili, nel giorno di Capodanno le dame facevano dono ai mariti di fine biancheria e trinati per porli sui loro abiti da cerimonia. Cosi avvenne il 1 Gennaiodel 1635, quando Jacopo Salviati ricevette dalle mani di una dama di corte il regalo della moglie corredato di un biglietto di auguri sfrangiato oro.

Jacopo conosceva la tradizione e quindi ne intuiva il contenuto ma rimase sorpreso dall'eccessivo peso della cesta.

Mentre si accingeva a svuotarla sentiva crescere dentro di sé un inspiegabile senso di inquietudine e disagio.

Il presentimento che qualcosa di tragico stesse accadendo si trasformò in realtà quando sotto alcuni trinati apparve la testa mozzata, ancora sanguinante, della sua amata Caterina.

Jacopo colpito dal dolore e accecato dall'odio, denunciò immediatamente il delitto agli “otto di guardia”. La Duchessa una volta arrestata e condotta al Bargello confessò le sue colpe facendo anche il nome di Bartolomeo e dei due sicari.

L'unico a pagare con la morte fu Bartolomeo Canacci che una volta arrestato e processato gli fu mozzato il capo sul ceppo del Bargello.

I due sicari fuggiti a Massa la fecero franca non venendo mai rintracciati.

A Veronica Cybo protetta dai Malaspina, che vantavano all'epoca un enorme peso politico, non fu comminata alcuna condanna ma solo l'allontanamento per lungo tempo dalla città di Firenze.

A breve la quarta parte. Non perdetevela!

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