Da Piazza Frescobaldi a Piazza San Felice

Da Piazza Frescobaldi a Piazza San Felice

Itinerario non guidato in Oltrarno: TAPPA n.1

Le più famose strade fiorentine dell'Oltrarno si raccontano. 

Al termine del Ponte Santa Trinita, provenendo dal centro della città, Piazza Frescobaldi ci introduce in Oltrarno attraverso uno dei percorsi più belli e storicamente interessanti. Dalla Piazza entreremo in Via Maggio, con i suoi importanti palazzi dei quali narreremo la loro storia, gli aspetti architettonici e le vicende dei vari personaggi che li hanno abitati. Al termine della via giungeremo in Piazza San Felice, area vitale in epoca medievale per la difesa della città sul fronte meridionale e di particolare importanza fra il XIX e il XX secolo per i celebri personaggi che in quel luogo hanno vissuto.

Piazza Frescobaldi. Il nome della Piazza ci presenta una delle famiglie che hanno occupato un posto di rilievo nella storia della nostra città.

I Frescobaldi, già nel XIII secolo, erano potenti banchieri di caratura internazionale con banchi stabili in Belgio e in Inghilterra, ambasciatori, giuristi e letterati rappresentanti di spicco nel mondo della Fiorenza d'allora. Pur coltivando interessi prevalentemente all'estero, i Frescobaldi non cessarono mai di contribuire, direttamente o indirettamente, al benessere della nostra città e - fra le tante iniziative intraprese - Lamberto de' Frescobaldi fu colui che, nel 1252, ordinò la costruzione in legno del "Ponte Santa Trinita" fra i due già esistenti Ponte Vecchio e Ponte alla Carraia, sostenendone la maggior parte delle spese.
I Frescobaldi presero parte alla battaglia di Montaperti e ad altre operazioni militari, servendo con onore la Repubblica Fiorentina, ma, nel periodo dei governi popolari, a causa della loro ricchezza e potenza, non gli fu concesso molto spazio nella politica della città e furono addirittura messi al bando per un lunghissimo periodo. Nel 1433 con l'ascesa de' Medici, Francesco di Filippo portò di nuovo i Frescobaldi ad accedere ai pubblici uffici della Signoria. Nel 1530 un discendente della famiglia, Giuliano di Piero, prese parte attiva alla difesa della Repubblica durante l'assedio di Firenze. In seguito, sia per storia sia per lignaggio, nel periodo granducale, i Frescobaldi ebbero importanti e prestigiosi incarichi che valsero loro, nel 1751, l'ascrizione al patriziato fiorentino e la registrazione, dopo la costituzione del Regno d'Italia, nel Libro della nobiltà italiana.

Al n.1 di Piazza Frescobaldi (sul lato sinistro della piazza) si trova il monumentale Palazzo della Missione appartenuto ai Frescobaldi, da cui essi sorvegliavano il passaggio che avveniva sul Ponte Santa Trinita, costruito con un loro forte contributo. Nel Trecento il palazzo fu devastato da un incendio. Prontamente ricostruito fu ceduto, nel tardo Cinquecento, ai Canonici Regolari Agostiniani che provvidero nei primi anni del secolo successivo a compiere una completa ristrutturazione, approfittando di un cospicuo finanziamento di Ferdinando II° de Medici, allo scopo di trasformarlo in Convento da annettere all'adiacente Chiesa di Santa Maria Soprarno. L'edificio Seicentesco fu costruito su disegno dell'Architetto Radi da Cortona. Sulla facciata si notano quattro busti di Granduchi Medicei: da sinistra Ferdinando I°, Cosimo II°, Ferdinando II° e Cosimo III° attribuibili a due scultori toscani: Antonio Novelli e Carlo Marcellini. Nei primi del Settecento sotto il Granducato di Cosimo III° il complesso passò ai Frati della Missione, da qui il nome del Palazzo, che lo detennero fra varie vicissitudini fino al 1865, data in cui venne occupato dal Ministero della Marina durante il periodo di Firenze Capitale.

Il Palazzo di fianco, anch'esso proprietà dei Frescobaldi, si estende fino all'angolo con Borgo San Iacopo e mostra per due terzi la sua facciata originale trecentesca in pietraforte con grandi finestre ad arco ribassato incorniciate da pietre a cuneo. Nei due piani centrali si notano le caratteristiche buche pontaie con mensole alla base , mentre al centro uno scudo rettangolare evidenzia vari simboli nobiliari fra i quali lo stemma dei Frescobaldi.

Questo palazzo è ricordato per avere ospitato nel 1301 Carlo di Valois, inviato a Firenze da Papa Bonifacio VIII° per pacificare il conflitto fra le fazioni dei Guelfi Bianchi e Neri. In realtà il principe francese, su suggerimento del Papa, favorì i Neri che presero il potere in città. Durante il loro governo Dante Alighieri, all'epoca amico di Dino Frescobaldi, schierato nella fazione Bianca, quella più vicina al popolo, fu costretto all'esilio per non incorrere nella condanna a morte comminatagli dai Guelfi Neri il 10 Marzo 1302.

Proseguendo il nostro percorso e attraversato Borgo San Iacopo, sulla sinistra si diparte Via dello Sprone, cosi chiamata proprio in virtù dell'angolo acuto con cui divide due strade divergenti. Sullo spigolo una bella fontana seicentesca ed uno stemma Mediceo d'epoca granducale.

Lasciata sul lato destro la Via Santo Spirito che ospita numerosi e importanti palazzi appartenuti ad illustri famiglie fiorentine (Pitti, Vettori, Capponi, Segni, Machiavelli, Manetti e Rinuccini) entriamo in una delle strade più rappresentative e di notevole interesse per la storia fiorentina: Via Maggio. Via Maggio, diminutivo di Via Maggiore, cioè una via spaziosa di dimensioni superiori rispetto alle altre dell'area circostante.

Furono i Velluti, ricchi mercanti di tessuti, da qui il nome, a prendere possesso della zona allora completamente agricola, e a costruire su di essa un proprio palazzo. I Velluti provenivano da Semifonte, una città fortificata situata in posizione strategica sulla sommità di una altura in località Petrognano nei pressi di Barberino Val D'Elsa. Fondata dagli Alberti di Prato nel 1177, Semifonte acquistò in breve tempo potenza e prestigio per essere uno dei tanti capisaldi imperiali nella Val D'Elsa e per la sua collocazione in zona Francigena dove, per il movimento di persone e merci, si andavano sviluppando numerose attività mercantili assai remunerative. Un consistente numero di ricche famiglie feudatarie di Semifonte, sostenute dalla politica imperiale, iniziarono a avere mire espansionistiche ed a acquistare o occupare castelli nei territori rivolti a nord, cioè in direzione di Firenze che a quel tempo era libero Comune avverso all'Impero. I fiorentini vedendosi precluse le vie di accesso alla Francigena e quindi agli affari, si opposero all'espansionismo Semifontese minacciando di intervenire con il proprio esercito. Nel 1197, con la morte dell'incerto e irrisoluto imperatore Enrico VI° e l'elezione l'anno successivo di Papa Innocenzo III°, deciso avversario del potere Imperiale, Semifonte insieme agli altri borghi alleati si trovò indebolito e isolato tanto che dovette subire l'assedio dei Fiorentini che si protrasse fino al 1202. La disparità delle forze in campo, cinquemila difensori contro diecimila attaccanti, portò il 23 di Marzo del 1202 alla resa di Semifonte ormai rimasta allo stremo delle forze. Il trattato di Vico D'Elsa avvenuto il successivo 3 Aprile stabilì e impose ai Semifontesi di abbattere le loro fortificazioni insieme a castelli, abitazioni e perfino Chiese e che nessuna altra costruzione dovesse sorgere in futuro pena la morte dell'edificatore. A seguito della distruzione della città, le numerose famiglie feudatarie si dispersero andando alcune a San Gimignano, altre in vari borghi della Val d'Elsa ed altre ancora, fra le quali i Velluti, in territorio fiorentino.

Intorno alla metà del XIII secolo Buonaccorso Velluti, il primo dei tanti priori di libertà che produrrà la famiglia ,volle tracciare una via nel mezzo dell'estesa zona verde d' oltrarno per realizzare un nuovo asse viario che partisse dal Ponte a Santa Trinita, di recente costruzione con il cospicuo contributo dei Frescobaldi e aprire una strada di ampio respiro in alternativa alle due direttrici parallele esistenti verso sud: la Via Cassia dal Ponte Vecchio (Via Guicciardini) e la Via del Pugliese e Canto alla Cuculia (Via dei Serragli ) dal Ponte alla Carraia, assai poco dimensionate.

I Velluti fecero edificare il loro palazzo nel bel mezzo della larga via seguiti nel tempo, fra il XIII e il XV secolo, da altre famiglie nobili fra le quali i Biliotti, Corsini, Corbinelli, Michelozzi, Ridolfi e Ricasoli. La strada importante ma periferica, per la distanza dal centro nevralgico degli interessi e degli affari, ebbe la sua maggiore rilevanza nel Cinquecento quando Cosimo I de Medici, trasferì la Corte Granducale da Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti da poco acquistato dalla moglie Eleonora di Toledo. L'arteria acquistò un'importanza fondamentale per le sfilate e i cortei ufficiali da e verso la residenza granducale così come a nord la Via Larga lo era stata da e verso il Palazzo Mediceo di Michelozzo. L'importanza della via accrebbe l'interesse di tante famiglie nobili e di coorte nonché degli artisti e degli artigiani legati alla committenza Medicea che vi si insediarono stabilmente. Il suggello di questo importante tratto fu posto nel 1571 con la ricostruzione del Ponte a Santa Trinita, da parte di Bartolomeo Ammannati su disegno di Michelangelo, dopo i numerosi rifacimenti avvenuti nel corso dei secoli dovuti a cedimenti, incendi e crolli. Come si potrà notare, seguendo il percorso durante la visita, la Via Maggio, vetrina delle più belle e raffinate architetture, si presenta prevalentemente cinquecentesca stilisticamente coerente con il periodo del suo maggiore splendore. Ancora oggi numerosi negozi di antiquariato, insediatisi nell'Ottocento, e vecchie botteghe di maestri d'arte si affacciano sulla via mostrando come in un museo i loro preziosi manufatti, vanto del genio creativo fiorentino.

Ti è piaciuta questa prima tappa? A brevissimo arriverà anche la seconda e sarà una splendida passeggiata lungo Via Maggio. Non perdertela! 

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