Il Palazzo del Bargello e la giustizia a Firenze

Il Palazzo del Bargello e la giustizia a Firenze

Il Palazzo del Bargello è situato in piazza San Firenze lungo l'inizio della via del Proconsolo ed è stato il primo Palazzo a Firenze ad essere realizzato come sede delle istituzioni cittadine. La costruzione del Palazzo è stata completata in fasi diverse in periodi diversi.. Scopriamo insieme la sua storia.

Palazzo del Capitano del Popolo

Il Palazzo fu costruito tra il 1255 e il 1261, su disegno di Lapo Tedesco, in un periodo di relativa pace fra Guelfi e Ghibellini che da cinquanta anni si combattevano alternandosi al governo della città. Il Palazzo fu destinato alla sede del Capitano del Popolo, che per la prima volta rappresentava le istanze dei cittadini nei confronti del Governo della Repubblica. Il Capitano del Popolo era una carica istituita nel contesto dell' Ordinamento del Nuovo Popolo, redatto da trentasei uomini neutrali, per bilanciare la forza politica dei nobili Ghibellini contrari ad ogni ingerenza del popolo nella gestione del potere. 

Palazzo del Podestà

Nel 1261 dopo la vittoria Ghibellina a Montaperti del 1260, il Palazzo fu sede del Podestà, rappresentante in quel momento dell' Imperatore Manfredi. Le sue funzioni consistevano nel fare rispettare le leggi dell'Impero, con un doppio controllo sia sulla città e sia sull'operato del governo. In quel periodo il Palazzo prese il nome di Palazzo del Podestà. La carica di Podestà rimase anche negli anni successivi con i Governi Guelfi, le cui funzioni furono esclusivamente quelle di amministrare la giustizia e di mantenere l'ordine pubblico. Le attività amministrative, coordinate dai Priori e dai Gonfalonieri, si svolgevano allora nel Palazzo dei Priori (oggi Palazzo Vecchio), la cui costruzione risale al 1299. Il Priore aveva una carica simile all'Assessore o al Consigliere di oggi, con potere legislativo. Il Gonfaloniere, simile alla carica di sindaco, era invece colui che presiedeva il consiglio. Il Palazzo del Podestà nel corso del tempo, fu ampliato e rialzato fino alle modifiche definitive avvenute nel 1345 ad opera di Neri di Fioravante. Le attività di investigazione e di polizia erano demandate agli Otto di Guardia e Balia. Guardia era l'organo di polizia atto a mantenere l'ordine pubblico, Balia era invece l'autorità investigativa, repressiva e autorizzata ad emettere sentenze inappellabili. Queste entità erano state istituite dalla Repubblica nel 1380, dopo le vicende culminate con il tumulto dei Ciompi. Le loro riunioni inizialmente si svolgevano nel quartiere di Santa Maria Novella per poi trasferirsi nel Palazzo del Podestà durante il 1400. Gli Otto erano divisi fra quattro membri eletti dalle Arti Maggiori e quattro membri dalle Arti Minori ed erano autorizzati a scegliersi cinquanta uomini (sbirri) ciascuno, necessari per difendere la città contro i malviventi comuni, i cospiratori, le sedizioni, il controllo dei fuoriusciti. Venivano effettuate investigazioni e costituite reti di spionaggio per controllare Stati e Sovrani nemici. Talvolta gli Otto emanavano sentenze surrogando i Dieci di Balia, organo superiore di Giustizia della Repubblica composto da esponenti delle Arti Maggiori, Giudici e Notai. Da notare che la Giustizia prevedeva processi con rito inquisitorio, introdotto dalla Chiesa già dal 1203 per combattere il reato di eresia. Cooptato in seguito dagli altri Stati laici prevedeva che l'accusatore fosse anche giudice, obbligando la difesa alla sola memoria scritta. Gli Otto, avevano facoltà di applicare la carcerazione la tortura, il capestro e la decapitazione. Il tutto avveniva all'interno del Palazzo, dentro la Torre Volognana, dove avevano sede le anguste carceri ed il luogo di tortura. I due ceppi per la decapitazione si trovavano uno alla porta di Via della Giustizia, oggi Via della Vigna Vecchia all'angolo con Via del Proconsolo e l'altro accanto al pozzo al centro del cortile affiancato dalla forca per le impiccagioni. Gli impiccati eccellenti, autori di delitti efferati, offese alla Chiesa e cospiratori politici, venivano appesi alle finestre esterne del Palazzo sulla Via del Palagio (Via Ghibellina) in modo che tutti potessero constatare l'efficienza e il rigore della legge. L'evento dell'impiccagione provocava il richiamo del popolo che in massa accorreva bramoso di assistere allo spettacolo, taluni ingiuriando ed inveendo contro quei corpi ormai senza vita in una sorta di catarsi collettiva. Le esecuzioni di condannati meno importanti che non provocavano un grosso impatto emotivo nei cittadini, si svolgevano al di fuori della Porta della Giustizia presso a poco dove si trova ora la Caserma Baldissera di fronte alla Torre della Zecca. In quel luogo era posto il patibolo accanto ad un piccolo cimitero che ospitava i giustiziati. I condannati venivano assistiti dalla Compagnia del Tempio detta anche Compagnia dei Neri, per le vesti di tela e i cappucci neri indossati. I rei, dopo avere passato l'ultima notte nella Cappella della Maddalena confortati dai volontari della Compagnia, venivano fatti salire su un carro insieme al boia, gli aiutanti, le guardie e i Religiosi. Il corteo uscito da una porta su Via del del Canneto, ora Via dell'Acqua, proseguiva attraverso Via del Palagio, l'attuale Via Ghibellina, Via del Diluvio ora Via Verdi, Piazza Santa Croce, Via del Tabernacolo, ora Via San Giuseppe, e in ultimo Via dei Malcontenti (titolazione eloquente), fino a giungere alla triste meta. Durante il percorso si trovavano alcuni Tabernacoli che fungevano da punti di sosta per conforto, preghiera e perdono dei condannati prima della morte.

Palazzo di Giustizia 

Il nuovo nome prese corpo dal 1502, quando il Gonfaloniere Pier Soderini, uomo sobrio e imparziale, scelto dalla Repubblica per migliorare i rapporti con il popolo, sostituì l'attività del Podestà con quella del Consiglio di Giustizia, istituita per rendere più umani e più equilibrati i procedimenti giudiziari. 

Palazzo del Bargello

Con l'avvento del Granducato Mediceo, il Palazzo prese il nome di Palazzo del Bargello. Nel 1574, Cosimo I° dei Medici decise di trasformarlo in luogo di detenzione temporanea, con l'insediamento del Bargello, capo delle Guardie Granducali. Il Palazzo fu trasformato in carcere e le sale furono divise per realizzare celle per i detenuti. Furono murate la loggia ed il terrazzo, intonacati gli affreschi e rimosse le testimonianze scultoree del passato. Il Palazzo fu dunque armeria, caserma, tribunale, posto di polizia e degli interrogatori ma anche luogo per detenzioni brevi in attesa di giudizio. In quegli stessi anni Cosimo I° emise un nuovo ordinamento giudiziario riscrivendo il codice criminale, sempre con rito inquisitorio ma più rispettoso delle esigenze difensive. Per i processi politici, avocò a sé le funzioni di magistrato giudicante davanti ad una corte naturalmente compiacente. Le mansioni degli Otto diminuirono di importanza ma mantennero la sorveglianza sul rispetto delle leggi vigenti con la possibilità di emanare nuovi decreti e la facoltà di irrorare condanne comprendenti anche la tortura , sempre però sotto lo stretto controllo e l'approvazione Granducale. L'attività degli Otto è anche dimostrata dalle lapidi apposte in alcune strade della città, la maggior parte risalenti al 1600 e 1700. In Piazza del Giglio e in Via dei Magazzini si legge: "Vietato il gioco d'azzardo e i giochi strepitosi". In Chiasso delle Misure e dei Del Bene e in Via del Fiordaliso: "Vietato suonare e cantare canzoni nei chiassi". Alla Fontana del Nettuno: "Vietato fare il bucato o pulire i calamai nella vasca". In Piazza Strozzi: "Vietato vendere i cocomeri" (il mercato della frutta era infatti stato spostato in Piazza Santa Maria Novella). In Via San Gallo: "Vietato vendere o tenere bestie". In Via S.Orsola: "Vietato orinare". In Via del Fico, Via Guelfa e Piazza Ognissanti: "Vietato il meretricio". Sulle lapidi sono indicate le pene per i contravventori che consistevano in un pagamento in scudi, in mancanza del quale si andava in carcere o in casi di recidività, tratti di corda. La tortura con tratti di corda consisteva nel legare le mani del reo dietro la schiena, appeso per i polsi ad un gancio e issato per mezzo di una corda collegata ad una carrucola al soffitto. Gli scatti dei tratti di corda provocavano dolori lancinanti agli arti, causando spesso nella vittima invalidità permanenti. Nel 1777, Pietro Leopoldo d'Asburgo Lorena, Granduca di Toscana dal 1765, sciolse il magistrato degli Otto e lo sostituì con un più equo ordinamento: il Supremo Tribunale di Giustizia. Nel 1786 con la Riforma Criminale, la Toscana fu il primo paese al mondo ad abolire la pena di morte. Pietro Leopoldo, firmò il decreto a Pisa il 30 Novembre di quell'anno, che comprendeva anche l'abolizione della tortura ed il reato di Lesa Maestà. Il Palazzo del Bargello ritornò alle condizioni originali, ed attuali, dopo il 1859, anno in cui il carcere fu trasferito nell'ex Monastero delle Murate. Nel 1865 anno di Firenze Capitale il palazzo fu destinato a Museo dove oggi sono esposte opere di ragguardevole valore eseguite dai più importanti artisti del Rinascimento Fiorentino. 

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