Il 18 Luglio nasceva Gino Bartali

Il 18 Luglio nasceva Gino Bartali

Tour de France, 15 Luglio 1948. 

Quel 15 Luglio, alla partenza da Cannes, nella 13° tappa, Gino Bartali, fiorentino, nato al n.78 di Via Chiantigiana a Ponte a Ema, era fortemente determinato a compiere una clamorosa impresa, principalmente allo scopo di mantenere una promessa fatta aI Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. Alle 11,30 del 14 Luglio, Antonio Pallante aveva attentato alla vita di Palmiro Togliatti, ferendolo gravemente dopo averlo colpito con un proiettile alla testa. La reazione del popolo militante era stata immediata: grandi manifestazioni e lunghissimi cortei stavano svolgendosi in tutte le città d'Italia e si respirava aria di insurrezione armata. Le Autorità cercavano di prendere tempo, lo stesso Togliatti che non aveva perso conoscenza, invitava i propri sostenitori alla calma ed alla consegna delle armi, ma la forte tensione non si placava. Occorreva una momentanea distrazione qualcosa che potesse stemperare gli animi. Alcide de Gasperi sapeva che in quel momento una squadra italiana partecipava al Giro di Francia, una manifestazione molto seguita dagli Italiani, fortemente desiderosi di vincere per dare una lezione agli “eterni antipatici cugini” francesi. Il Presidente del Consiglio non esitò a chiamare al telefono Gino Bartali per metterlo al corrente della situazione e per ottenere la promessa che egli facesse di tutto per conquistare una esaltante vittoria.

Quell'anno la squadra italiana era fortemente indebolita, perché priva di due campioni come Fausto Coppi e Fiorenzo Magni che per varie motivi non avevano potuto iscriversi alla corsa.

L'unico campione italiano in gara era "Ginettaccio", trentaquattro anni, età già avanzata per un corridore ciclista. Egli era assecondato da validi corridori fra i quali il fido Giovannino Corrieri, ma si trattava pur sempre di gregari .

Al momento della partenza da Cannes Gino, che nonostante avesse vinto tre tappe, quella di Trouville sur Mer, di Lourdes e di Tolosa, aveva accumulato un distacco in classifica di 21 minuti dalla Maglia gialla, il bretone Louison Bobet , pupillo dei francesi.

La tredicesima tappa Cannes- Briancon di 274 Km., era una delle più impegnative del giro. Prevedeva la scalata dei colli alpini Allos, Vars e il “tremendo” Izoard, una ascesa di 16 Km. con pendenza del 7% e la vetta a 2361 mt.

Gino si presentò alla partenza della tappa, assolutamente motivato, convinto che la propria forza e il grande coraggio, che non gli era mancato quando aveva sfidato i nazisti rischiando la propria vita nel portare salvacondotti nella canna delle sua bicicletta allo scopo di salvare l'esistenza di tanti e tanti ebrei, lo avrebbero portato alla vittoria.

Erano le sei del mattino, di un alba fredda e piovigginosa, quando i corridori iniziarono la corsa.

Bartali insieme a Bobet e agli altri dell'alta classifica, si trovavano nelle prime posizioni controllandosi a vicenda. Non reagirono quanto il francese Jean Robic, detto “testa di vetro”, perché l'unico a portare un casco in testa, scattò di forza giungendo in solitaria sui colli Allors e Vars. Ma la corsa era ancora lunga, c'era da affrontare il determinante col d'Izoard. La pioggia gelata sferzava il viso dei corridori, i quali dovevano sopportare ulteriori tremendi sforzi a causa del fango sulla strada sterrata che impastava impietosamente le ruote. Gino, non appena iniziata l'ascesa del colle,

mise in atto una serie di impressionanti scatti, lasciando sul posto i corridori più importanti fra cui Bobet, che probabilmente risentiva delle fatiche patite sui Pirenei, dove aveva largamente dominato. Il “Toscanaccio” della Legnano, dopo avere superato Apo Lazarides e Raymond Impanis, che si erano avvantaggiati sul gruppo dei migliori, al termine di una serie di curve, vide spuntare davanti a lui la sagoma ondeggiante di Jean Robic che procedeva a zig-zag , egli evidentemente stava pagando lo sforzo prodotto fino allora. Lo superò con estrema facilità e si involò fino a giungere solo sulla vetta più alta del Tour. Come dice Paolo Conte, nella sua canzone "Bartali" "i francesi che si incazz....i giornali che svolazzano", In realtà gli appassionati d'oltralpe si aspettavano di vedere passare per primo il loro favorito Louison Bobet. Ma Gino questa soddisfazione non gliela concesse. Consapevole che il piano si stava rivelando vincente, e poi c'era quella promessa da mantenere, si gettò temerariamente a capofitto nella ripida discesa giungendo al traguardo di Briancon in anticipo di 6' e 18'' sul belga Alberic Shotte e 19' su Luison Bobet che per poco più di un minuto riusci a mantenere la maglia gialla.

Il capolavoro ancora non era compiuto. Il giorno successivo ci sarebbe stata una altra tappa tremendamente difficile da percorrere . A Gino, occorreva ancora una volta forza, caparbietà, determinazione e una incontenibile dose di volontà , tutti elementi che possedeva e che non tardò a mettere in atto. Al traguardo di Aix les Bains, termine della 14° tappa, l'alfiere Italiano della Legnano, dopo avere sbaragliato gli avversari sui colli Alpini: Galibier, Le Croix de Ferre, il Grand Coucheron ed il Granier, inflisse al secondo arrivato il belga Stan Ocker un distacco di 6' ed a tutti gli altri distacchi incolmabili che lo portarono alla conquista dell'agognata maglia gialla.

L'impresa di Gino Bartali, che nonostante i moti dovuti all'attentato veniva ugualmente seguita con passione da quasi tutti gli italiani, incollati all'apparecchio radio, suscitò un tale entusiasmo che sicuramente servì per attenuare la tensione e scongiurare una probabile guerra civile , complice anche il rapido miglioramento delle condizioni di salute di Togliatti e i continui appelli alla calma (l'Italia era uscita da poco dagli orrori della guerra) da parte di tutte le Autorità.

Ginettaccio si tolse la soddisfazione di vincere ancora due tappe: a Losanna e a Liegi, conservando la maglia gialla fino al termine del Tour. Al Parco dei Principi confezionò la vittoria dell'ultima tappa per il suo fido Giovannino Corrieri, che aveva già vinto quella di Metz, e tagliò il traguardo da trionfatore fra gli applausi, distaccando in classifica generale Alberic Shotte di 26' 16'' e Guy Laperbie di 28', 48''. Louison Bobet, pupillo francese e favorito alla partenza, arrivò quarto accumulando più di mezz'ora di ritardo.

Questa epica impresa sportiva fu molto apprezzata dai francesi tributando al vincitore calorosi riconoscimenti, ma soprattutto mandò in estasi gli italiani, provocando in essi una sorta di catarsi a seguito del ridimensionamento a cui erano stati sottoposti dopo la sconfitta in guerra.

Giunto a Firenze quale salvatore della Patria, avvolto da un' aureola miracolosa, il grande campione festeggiato e osannato riuscì perfino a coinvolgere in tutte le manifestazioni d'affetto anche coloro che fino allora avevano “tifato” per il suo rivale Fausto Coppi. Per lungo tempo ancora il trio di campioni del ciclismo internazionale: Gino Bartali, Fausto Coppi e in minore misura Fiorenzo Magni, pur da antagonisti , mantennero alto, a suon di successi, il vessillo Italiano nel mondo. La rivalità fra Bartali e Coppi, vera o presunta che fosse, talvolta spostata anche sul piano politico, provocò accese dispute fra gli italiani a dimostrazione della forte passione per questa straordinaria disciplina. Dobbiamo infine aggiungere che le gesta dei due campioni furono di esempio per le successive generazioni , dalle quali emersero tanti altri protagonisti che ancora oggi continuano ad onorare questo bello e amatissimo sport. 

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