​Dalla Girella al Biribisso: origini e storia della roulette

​Dalla Girella al Biribisso: origini e storia della roulette

La storia di Firenze non smette mai di stupire. Il capoluogo della Toscana, nel 1591, fu una delle prime città d’Italia a bandire la roulette, perché considerata…“ stregata”. La somma dei numeri, infatti, è pari a 666 considerato il numero del demonio. Ciò non fermò la passione dei fiorentini, anzi incrementò maggiormente la popolarità di quello che sarebbe presto diventato il gioco più diffuso al mondo. Una delle tante curiosità fiorentine , alla pari di altre particolarità uniche, come le “ buche da vino ” diffusesi nel XVII secolo.

Ma come nacque il gioco della roulette? Le origini di questo gioco , molto in voga sia tra le classi popolari quanto quelle più agiate, affondano le proprie radici nella notte dei tempi quando i contorni della storia sfumano diventando leggenda.

Dai greci al medioevo - I primi ad avere dimestichezza con l’antenato dell’attuale roulette pare siano stati gli antichi Greci , che utilizzavano una sorta di dado, o una moneta, da fare girare tra le ruote di un carro. I milites dell’ Impero Romano , invece, durante le lunghe soste tra una battaglia e l’altra, erano soliti scommettere parte del proprio soldo utilizzando una lancia militare da fare girare al di sopra di uno scudo. “Hasta” (l’asta) e ”scutum” (lo scudo) davano così vita a una sorta di Girella ante litteram, da fare girare fino a che si fermasse sopra una delle caselle vergate precedentemente con dei segni convenzionali.

Riprendendo e mescolando queste tradizioni, lungo il Medio Evo in diverse città d’Italia si era soliti giocare alla Girella, con una ruota di carro e una pallina rudimentale. Accanto alla Girella vanno segnalati, tra i probabili antenati della moderna roulette, altri due giochi sviluppatisi tra la fine del Medio Evo e l’epoca del Rinascimento, in particolare tra Italia e Francia: Hoca e Biribisso .

Hoca - Nata probabilmente in Italia all’inizio del XVII secolo e poi diffusasi con molta fortuna in Francia. La struttura dell’Hoca era semplice: una ruota con sei raggi che girava attorno a un perno centrale, su cui veniva posizionata una pallina. Il moto impresso alla ruota, attraverso una spinta, faceva scivolare la sfera all’esterno, fino al bordo rinforzato, diviso in 42 differenti caselle. Il gioco, raccontano le cronache, fu molto apprezzato dal Re di Francia Luigi XIV, che decise di avallare l’Hoca con una piccola modifica: 6 delle 42 caselle dovevano riservate al banco, che aveva così una percentuale piuttosto elevata (quasi il 15 per cento) di portare a casa la vincita. Ciò contribuì a fare arricchire le casse di Re Sole.

Biribisso - Sempre sull’asse Italia-Francia vanno ricercate le origini di un altro antenato della roulette, il Biribisso, chiamato Biribì nel Regno d’Oltralpe. A Firenze è possibile farsi un’idea di questo gioco anche attraverso le proposte di alcuni musei , per un’esperienza a cavallo tra storia e divertimento.

Il Biribisso, che univa elementi tipici dell’Hoca e della Tombola, si giocava attraverso puntate da effettuare su 70 numeri disegnati su di un telo. I giocatori mettevano la propria scommessa nello spazio assegnato al numero prescelto e i numeri venivano estratti uno a uno da un sacchetto. La vincita era legata all’uscita del numero, ed era pagata 63 a 1 , oppure a un’altra lunga serie di possibili combinazioni, come il colore (rosso o nero), pari o dispari, alto o basso. In Francia si diffuse una variante del gioco che veniva giocato anche negli spazi aperti con alcune differenze, a partire dalle caselle che erano 36. Il meccanismo però era lo stesso: il numero da azzeccare e le possibili combinazioni pagate alla pari.

Di fatto, unendo le regole del Biribì alla struttura dell’Hoca erano già nati tutti gli elementi base della roulette moderna.

Blaise Pascal - Per arrivare all’attuale formulazione del gioco bisogna comunque restare in Francia, con l’intervento di un vero e proprio scienziato. Correva l’anno 1657 quando il matematico Blaise Pascal, durante gli studi sul moto perpetuo e il calcolo delle probabilità, raccolse tutti questi giochi popolari strutturando un sistema basato su una pallina d’avorio e un cilindro con38 numeri : 18 rossi, 18 neri, zero e doppio zero, colorati in seguito di verde.

La battezzò Roulette, che fu poi introdotta nelle sale da gioco di tutta la Francia, legalizzate nel 1765 dal capo della Polizia di Parigi Gabriel De Sartine, e si diffuse a macchia d’olio in tutto il mondo: dal Far West allaCina , con poche modifiche sostanziali. Una di queste portò all’eliminazione del doppio zero a opera dell’impresario Francois Blanc che, offrendo un maggior vantaggio ai giocatori, divenne il più importante gestore di casinò in Europa dell’epoca, prima in Germania e poi nel Principato di Monaco, contribuendo alla consacrazione del Casinò di Monte Carlo come luogo d’elezione per il gioco.

Epoca moderna - Al giorno d’oggi esistono al mondo tre tipi diversi di roulette: quella inglese, l’americana e la roulette francese .

Quest’ultima, la versione di Blanc, vede al centro del gioco il singolo zero, mentre quella americana mantiene ancora oggi anche il doppio zero, favorendo così maggiormente il banco. Uno zero solo anche per quella inglese che però vede la presenza, dietro il banco, di tre croupier anziché uno solo.

Una storia molto lunga, quella di questo simbolo dell’intrattenimento, che tuttavia prosegue ancora oggi seguendo le evoluzioni della società, adattandosi ai nuovi contesti socioculturali, come il gioco online e il live streaming . Una storia passata da Firenze, che si conferma ancora una volta un crocevia importante per la cultura e la tradizione, anche nella loro dimensione più popolare e giocosa.

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