Accadde a Firenze, a Giugno.

Accadde a Firenze, a Giugno.

Firenze canta: da Odoardo a Irene

Odoardo Spadaro, muore a Firenze, sua città natale, il 26 Giugno del 1965 all'età di 72 anni. Era nato in Borgo Santo Spirito, e in quel quartiere aveva trascorso l' infanzia e la giovinezza. Nel corso dei primi anni giovanili aveva abbandonato gli studi di giurisprudenza, frequentati senza risultati soddisfacenti, dato il suo carattere assai fantasioso e incostante, per dedicarsi con grande passione al teatro. Le sue prime esperienze teatrali le ebbe nel 1912 con la Compagnia di prosa De Sanctis Borelli . Ma il teatro drammatico non rientrava compiutamente nelle sue qualità caratteriali, qualità che poté esprimere appieno nel 1918, debuttando nel varietà alla Sala Umberto di Roma con l'orchestra del fiorentino Armando Frittelli. Con un repertorio tipicamente musicale, cantò canzonette dell'epoca accompagnandosi al pianoforte con disinvolta e spettacolare mimica, ottenendo consensi sia dal pubblico che dalla critica. La sua prima canzone la compose nel 1919, il testo era dedicato alle madri dei soldati morti nella guerra appena finita. Si tratta della famosissima "Ninna nanna delle dodici mamme"  scritta, in questo caso, con toni melanconici e drammatici rispondenti ai sentimenti popolari molto presenti in quel periodo storico. Nel 1926 iniziò la sua avventura Francese. Le sua vena teatrale, accompagnata dall'inventiva, dalla freschezza, dall'allegria e dalla straordinaria disinvoltura nell'affrontare il palcoscenico, lo portarono a cantare e ballare nei due più famosi teatri parigini. Alle Folies Bergère , si mostrò insieme alla celebre "Mistinguett", mentre al Moulin Rouge , affiancando la famosa star americana Jenny Golder , salì alla ribalta cantando e danzando con briosità e spigliatezza e, con in testa l'inseparabile paglietta "sulle ventitré", tanto da venire paragonato al già famoso chansonnier Francese Maurice Chevalier.  Dopo una fortunata tournée in America nel 1932, ritornò in Italia accolto come una star e nel 1936, al culmine della sua carriera, partecipò ad uno spettacolo insieme al corpo di ballo delle Blue-Bells. Nell'arco temporale dal 1930 al 1939, scrisse numerose canzoni sempre improntate all'amore per la sua città. Ne ricordiamo alcune fra le più famose:  Firenze sogna , Il Cappello di paglia di Firenze, la celeberrima La Porti un bacione a Firenze,  scritta facendo leva sull'emozione e sul sentimento degli emigranti lontani dalla loro terra, poi ancora Donne c'è l'ortolano , il Valzer della Povera Gente e tante altre. L'altrettanto famosa Sulla Carrozzella , scritta dal Maestro Gino Filippini , è l'unica di cui non è autore ma ne fu appassionato interprete, tanto che con il suo inconfondibile e inimitabile timbro vocale, contribuì a portarla al clamoroso successo che tutti conosciamo. Nel dopoguerra partecipò a lavori teatrali di vario genere, prediligendo sempre il varietà. Fu anche attore cinematografico, interpretando personaggi nei film: La Carrozza d'oro con Anna Magnani, Musoduro, Divorzio all'Italiana di Pietro Germi, Carosello del Varietà con Totò, Aldo Fabrizi e Renato Rascel e infine Miss Italia con Gina Lollobrigida. Partecipò a spettacoli televisivi come Il Teatro dei Ragazzi e Il Giornalino di Gian Burrasca e fece anche parte della giuria in un Festival di Sanremo.  Il giorno della sua morte, durante il funerale, si diffuse nell'aria "La Porti un bacione a Firenze"  cantata con commozione da tutti i presenti.

Altri famosi cantanti nostri concittadini:

Carlo Buti, fiorentino di San Frediano, classe 1902, è stato un tenore leggero di caratura internazionale, dotato di un timbro vocale vellutato ma tonico allo stesso tempo, ha interpretato canzoni popolari in voga prevalentemente nel periodo prebellico e tante arie operistiche. Carlo Buti muore nella sua abitazione di Montelupo Fiorentino nel 1963.

Narciso Parigi, Campigiano di nascita, ma fiorentino a tutti gli effetti, classe 1927 è stato un cantante di musica leggera. Ha debuttato a Radio Firenze nel 1944 ed è entrato subito a far parte di importanti orchestre, la più nota quella di Nello Segurini . Ha interpretato brani melodici e popolari come: Angelina, Prigioniero di un sogno, Valzer della fortuna, Signorinella, Terra straniera. Ma la maggioranza delle canzoni le ha riservate alla sua città. Dotato di una bella voce squillante e improntata al gorgheggio, si è esibito anche in stornelli e serenate. Ricordiamo i brani più conosciuti: Svegliatevi dal sonno , Le Ragazze di Monticelli , Mattinata fiorentina, Samba alla fiorentina, Fiorin fiorello. E' simbolo del tifo viola dal 1956, l'anno dello scudetto, quando incise il famoso inno vibrante e appassionato: O Fiorentina , tutt'ora incipit di incitazione per tutti i tifosi allo stadio.

Riccardo Marasco classe 1938, fiorentinissimo, è nato sul Lungarno Archibusieri nelle stanze dove fu girato il film "Camera con vista". Cantante  "stornellatore", cabarettista, attore, è stato uno dei più brillanti narratori musicali, rappresentante di una Firenze ironica, a volte irriverente, ma sempre pronta a dimostrare il suo valore storico ed umano. Le sue più note e indimenticabili canzoni quali: La Teresina , La Lallera, La Wanda e la più celebre L'Alluvione, rispecchiano ampiamente lo spirito, il carattere e l'umore del popolo fiorentino. Riccardo Marasco ha recitato e cantato in Firenze e in altre città italiane nei teatri più noti del varietà, esibendosi anche all'estero. Spesso nella sua carriera ha voluto rendere omaggio al grande Odoardo Spadaro, interpretando con estremo sentimento le sue più note e brillanti canzoni. Riccardo Marasco è deceduto nella sua casa di Bagno a Ripoli nel 2015, provocando una forte emozione in tutta la cittadinanza fiorentina.

Riccardo del Turco , nato nel 1939 a Fiesole, noto cantautore e musicista, è anche uno dei più prolifici cantanti che hanno elaborato brani per altri suoi colleghi. Si ricordano quelli scritti per Patty Pravo, Mina, Ornella Vanoni, Jimmy Fontana, i Dick Dick e Riccardo Fogli. In veste di cantante ha partecipato al Festival di Sanremo in quattro edizioni ed ha vinto il Disco per l'estate del 1968, con la celeberrima Luglio. Una sua canzone scritta da Paolo Margheri e musicata insieme a suo cognato,  Sergio Endrigo. Tema ricorrente del film Il Postino, ha vinto l'Oscar per la migliore colonna sonora. Riccardo Del Turco, ha ricevuto numerosi premi, fra i quali "Il Fiore" per l'arte dello spettacolo, nel quale gli è stata consegnata la " Stella d'Argento" . Alcune delle sue canzoni : Cosa hai messo nel caffè, la Cicala, Uno nessuno, Serena alienazione , Nelle mie notti.

Caterina Bueno, figlia del pittore Spagnolo Xavier Bueno, è nata nel 1943 a San Domenico di Fiesole. La sua inclinazione musicale si è sempre rivolta alla ricerca etno popolare. Questa attività l'ha portata ad interpretare numerosi canti tradizionali in prevalenza toscani, sempre accompagnata dalla sua chitarra. Uno dei più famosi è Maremma amara . Ha collaborato con noti cantanti come Roberto Vecchioni , Francesco De Gregori e Gianna Nannini . Ha pubblicato un suo LP  " La Veglia " canzoni e stornelli toscani e nel 1966 ha partecipato ad una importante tournée in Canada insieme ai cantanti folk Gabriella Ferri e Otello Profazio . Caterina Bueno, ci ha lasciati con molto rimpianto, a Firenze, nel 2007.

Rodolfo Banchelli , classe 1958, ballerino e campione di rock acrobatico con due titoli mondiali, si è esibito anche sul palcoscenico come cantante, vincendo nel 1983 il Festival di Castrocaro con la canzone Invece no. Ha Partecipato anche ad alcuni festival di Sanremo interpretando brani di sua composizione.

Marco Masini, notissimo cantautore classe 1964, è tutt'ora presente con le sue canzoni nel circuito musicale Italiano ed internazionale. Nella sua quasi trentennale carriera ha scritto e interpretato molti brani di successo, spesso in compagnia del suo pianoforte. Ha pubblicato 18 album ed ha partecipato a 8 Festival di Sanremo vincendo nel 1990 nella categoria Novità con la canzone Disperato e trionfando nel 2004 nella categoria campioni con "L'uomo volante ". L'ultima apparizione in ordine di tempo è stata al Festival di Sanremo di quest'anno dove è entrato in finale con il brano " Spostato di un secondo ". Perché lo fai, Raccontami di te , Nel mondo dei sogni , L'Italia, Che giorno è , sono i brani presentati insieme a quelli già citati alle otto edizioni di Sanremo.

Aleandro Baldi , classe 1959, Grevigiano, ma soprattutto fiorentino, ha vinto per ben due volte al Festival di Sanremo: nel 1992 nella categoria Nuove Proposte con la canzone "Non amarmi" e nel 1994 nella categoria Campioni, con un suo brano: "Passerà".

Ginevra Di Marco, è nata a Firenze nel 1970. Ha esordito nel 1999 con il primo album Trama Tenue composto da dieci brani. Portata a cantare un mondo dimenticato, come dimostra l'album del 2009 " Donna Ginevra ", coinvolge il pubblico attraverso la musica popolare delle feste paesane, dove la gente balla e canta ritrovando quel calore e quel sentimento umano, elementi insostituibili della nostra esistenza. Nel 2011 ha compiuto un pregevole lavoro con l'album " Canti e richiami d'amore ", basandosi sul Concerto di Natale del 2010 da lei tenuto presso la Basilica di Santa Croce come omaggio alla cittadinanza fiorentina.

Tra i gruppi rock, vogliamo ricordare il notissimo Pietro Pelù classe 1962, cantautore e fondatore dei Litfiba nel 1980.  I Califfi,  fondato nel 1965 dal bassista Franco Boldrini ; La Bandabardò, del 1993, così chiamata in omaggio a Brigitte Bardot. I Diaframma, genere punk rock ed I Neon, ambedue del 1979.

Concludiamo la nostra rassegna con una cantante, cantautrice, di grande successo:

Irene Grandi  nasce a Firenze nel 1969. Musicalmente versatile perché interprete di generi che vanno dal pop al jazz passando per il rap, il soul, il blues e la melodia, Irene sale all'attenzione del mondo musicale più rappresentativo già all'inizi della sua carriera. Poco più che ventenne nel 1993, pubblica il suo primo singolo " Un motivo maledetto " seguito dal brano "Fuori", presentati ambedue al Festival di Sanremo nel 1993 e nel 1994, lo stesso anno in cui pubblica anche il suo primo album " Irene Grandi " composto da otto brani alcuni dei quali frutto della collaborazione con Jovanotti e Eros Ramazzotti. La sua ascesa in campo musicale è notevole, alla fine degli anni '90, ha già pubblicato 4 album, e partecipato a 5 tour. Nel frattempo recita perfino in un film di Giovanni Veronesi, "Il barbiere di Rio" a fianco di Diego Abatantuono. Nel 2000, siamo di fronte ad un'altra importante svolta, la partecipazione al Festival di Sanremo nella categoria Big con la canzone “La tua ragazza sempre " scritta per lei da Vasco Rossi, classificandosi al secondo posto. La sua carriera sfolgorante prosegue negli anni successivi nei quali si avvale, ancora una volta, della collaborazione dei più noti cantanti e musicisti. Oltre a quelli già citati, ricordiamo Pino Daniele, Paolo Vallesi, Stefano Bollani, Edoardo Bennato, i Baustelle, Elio e le Storie Tese e Tiziano Ferro. Dal 2006 si dedica a campagne umanitarie in aiuto dei bambini bisognosi nel mondo, partecipando a progetti di varie associazioni fra le quali quello della Coop " Il cuore si scioglie " per l'adozione a distanza. Irene Grandi, fino ad oggi, ha partecipato a 4 Festival di Sanremo , 6 Festival Bar e pubblicato 11 Album . Ha venduto circa 5 milioni di dischi ed è stata premiata con un disco di diamante , 9 dischi di platino e 4 dischi d'oro. Presente nella Top Ten delle classifiche italiane con 8 album e 4 singoli , ha vinto nel 2009 un Wind Music Award , bissando il successo nel 2011, nel Sanremo Hit Award.

San Giovanni un vole inganni

Il Fiorino

Questo famoso detto fiorentino si riferisce all'immagine del Santo che era stampata sul retro del Fiorino d'oro, contrapposta all'altra faccia raffigurante il Giglio, simbolo della città. La presenza dell'immagine sulla moneta, allora la più famosa al mondo, voleva significare quanto la città di Firenze fosse devota a San Giovanni, ritenuto di grande moralità interiore e politicamente integerrimo. Il detto è stato oggetto di diverse interpretazioni. Quelle più comuni sono due: la prima si riferisce alla purezza della moneta pari alla purezza del Santo e quindi, garanzia morale del valore ufficiale del conio. La seconda si riferisce invece alla presenza della zigrinatura incisa lungo tutto il bordo della moneta. Tale operazione venne effettuata dalla Zecca a partire dal XVI° secolo, a seguito delle numerose raschiature che i falsari procuravano sulla bordatura della moneta stessa per ottenere la polvere del metallo prezioso ma di fatto alleggerendola di peso e svalorizzandola. In ogni caso, con queste prerogative sia morali che effettive il fiorino godeva della fiducia totale dei cambi di tutto il mondo e San Giovanni ne era la garanzia. Il Fiorino d'oro, di 24 carati, pesava gr. 3,54 ed oggi avrebbe un valore virtuale di circa 110 Euro.

Il Patrono

La scelta di San Giovanni Battista patrono della città avvenne nel VI° secolo durante il dominio Longobardo. La regina Teodolinda scelse il Santo come protettore del proprio popolo e delle città sottomesse al suo governo. Nello stesso periodo, in onore di San Giovanni, fu costruito l'attuale Battistero sulle rovine, si dice, di un tempio romano, probabilmente dedicato a Marte protettore dei fiorentini, prima della conversione al Cristianesimo.

La festa, le mostre e i ceri

I primi veri festeggiamenti della città per il Santo Patrono iniziarono nel XIII° secolo, il 24 Giugno di ogni anno, data della nascita del Battista, e da quel momento il Battistero insieme alla Cattedrale divennero il centro nevralgico della festività religiosa. In epoca Repubblicana, le feste patronali iniziavano tre giorni prima dell'evento. Già il 21 giugno iniziavano le processioni dei quattro quartieri della città, il giorno successivo una processione composta da alti funzionari e dalle magistrature delle arti maggiori, si recava al Battistero per depositare le offerte. Il giorno 23 era la volta della solenne processione di tutti gli ordini religiosi e delle confraternite con i loro stendardi, reliquari e con grande sfarzo di ricchissimi paramenti sacri. Nello stesso giorno le botteghe dell'Arte della Lana e della Seta, esponevano in Calimala i prodotti più belli dell'artigianato fiorentino quali stoffe preziose, drappi di filo d'oro, finissimi broccati di seta e magnifici velluti di ogni foggia e colore. La mostra richiamava un'infinità di persone, provenienti da tutto il mondo, che procuravano alle Arti incassi per migliaia di fiorini d'oro. Il 24, giorno della solennità, una folla immensa si riversava presso il Battistero per assistere alle cerimonie che iniziavano con l'arrivo del corteo della Repubblica, con in testa i Capitani di Parte Guelfa, seguiti dagli Ambasciatori e rappresentanti forestieri. Sfilavano i membri della Signoria, il Podestà e il Capitano del Popolo con le loro insegne seguiti da tutti i rappresentanti delle deputazioni delle Arti con i loro stendardi. Terminata la sfilata, si assisteva alla cerimonia più attesa: l' offerta dei ceri. Questa iniziava con l'arrivo delle compagnie nobili di tutti i quartieri, ciascuna con il proprio gonfalone e recanti pesanti ceri posti su grandi carri a forma di torre, trainati da buoi. I ceri, di finissima produzione arricchiti con incisioni e decori, venivano offerti alla Chiesa i cui membri provvedevano all'accensione davanti al sagrato del Battistero per poi porli al suo interno. La festa proseguiva in tutti i quartieri fino a notte inoltrata con canti e balli all'aperto sulle strade e le piazze cittadine alle cui finestre erano esposti drappi, stendardi e bandiere, illuminati dalla luce di migliaia di candele. L'offerta dei ceri con i relativi cortei, si svolge ancora oggi nel giorno di San Giovanni. La cerimonia, si tiene nello stesso luogo e con le stesse modalità, ricalcando esattamente quella del passato nel solco dell'antica tradizione.

Il Palio dei Cocchi

Nel periodo granducale, nel quadro dei festeggiamenti Patronali, si correva sulla Piazza di Santa Maria Novella, il Palio dei Cocchi. Si trattava di una gara ippica che veniva effettuata la vigilia del 24 Giugno. Emulando le antiche bighe Romane, si predisponevano quattro tipi di carrozze addobbate sontuosamente, distinte nei quattro colori dei quartieri: Rosso, Azzurro, Verde e Bianco, trainate da coppie di cavalli bardati con finimenti di corrispondente colore. Alle estremità contrapposte della piazza venivano posizionate due grandi piramidi di legno che segnavano il limite del percorso ellittico. Tutte le finestre della piazza erano parate a festa con tessuti, arazzi e stendardi, mentre le tribune, alzate per l'occasione, erano gremite dalla folla fino all'inverosimile. Si assisteva a un grande sventolio di bandiere e vessilli mentre gli echi delle grida, che incitavano a gran voce i concorrenti, si propagavano anche nelle zone circostanti. I Granduchi, con le autorità e la corte, prendevano posto su una tribuna decorata con paramenti di velluto rosso, posta al centro di un lato della piazza. Al suono delle trombe, un araldo, dopo avere ricevuto l'assenso dal Granduca, dava il via alla corsa. La corsa si svolgeva sulla distanza di tre giri in una atmosfera "rovente" nella quale i cocchieri lanciando i cavalli in un galoppo sfrenato, cercavano di superarsi con audaci ed azzardate manovre, incitati dalle urla inneggianti della folla. Al termine della corsa, al vincitore veniva consegnato un drappo di velluto rosso finemente decorato che costituiva il Palio, messo a disposizione dai Capitani di Parte Guelfa. La tradizionale corsa terminò il suo ciclo nel 1858. Due pregevoli obelischi in marmo di Seravezza, sostenuti da tartarughe in bronzo scolpiti dal Giambologna nel 1608, andarono a sostituire le piramidi di legno e sono ancora oggi visibili sulla piazza Santa Maria Novella a ricordo e testimonianza dello storico evento.

Il Calcio Fiorentino

Fra le altre manifestazioni del 24 Giugno in onore del Santo Patrono, si svolge in Piazza Santa Croce la finale del torneo di Calcio Storico fra i quattro quartieri della città: Azzurri di Santa Croce, Bianchi di San Frediano, Verdi di San Giovanni e Rossi di Santa Maria Novella. L'usanza che fissò questa data, ebbe inizio nel 1930, quando si volle riportare alla memoria dei fiorentini, la partita di "Calcio in Livrea", svoltasi nella stessa piazza il 17 Febbraio del 1530. Questa leggendaria partita giocata fra Verdi e Bianchi durante l'assedio alla città iniziato il 17 Ottobre del 1529 con l'attacco delle truppe Imperiali di Carlo V° per riportare a Firenze la Signoria Medicea, fu un atto di coraggio da parte della Repubblica fiorentina. Organizzando tale evento si volle strategicamente mettere in difficoltà psicologica gli assedianti dimostrando loro che i cittadini di Firenze non si trovavano in difficoltà alcuna e che svolgevano le loro normali attività comprese quelle sportive senza paura e con la massima tranquillità. Dal 1930 in poi, la manifestazione storico sportiva fu organizzata a carattere permanente e quindi senza alcuna sosta,  se non nel periodo bellico. Subito dopo il conflitto, per alcuni anni, il torneo si è svolto in Piazza della Signoria per poi spostarsi per un breve periodo nell'anfiteatro del giardino di Boboli. Successivamente è stato deciso di assegnare all'evento una sede stabile scegliendo il suo luogo originario: Piazza Santa Croce. Oggi, come sempre, la partita del calcio storico preceduta dal maestoso corteo con i suoi innumerevoli personaggi nei magnifici costumi d'epoca, è considerata un'eccezionale attrattiva sia per la popolazione fiorentina, sia per i turisti che arrivano da tutto il mondo per assistere a questo imperdibile spettacolo che Firenze offre nel giorno dei festeggiamenti del suo San Giovanni.

I Fochi

Nel periodo medievale, fino a circa metà del Trecento, i "fochi" di San Giovanni si svolgevano sotto la loggia dell'Orcagna in Piazza Signoria. Non si trattava di fuochi d'artificio ma di fiamme che si alzavano dall'interno di grosse vasche metalliche disposte sul piano della loggia, alimentate da fascine di paglia e di scopa. Alte lingue di fuoco si levavano da altri bacili ripieni di grasso di sego, posizionati sugli spalti di Palazzo Vecchio e ai bordi della piazza che, illuminando l'area, formavano una suggestiva e spettacolare scenografia. La notte del 24 di Giugno, tutta la città era rischiarata dalla luce dei falò di centinaia di torcere, mentre dalle colline si propagavano tutt'intorno un' infinità di luci e di bagliori stringendo la città in un "caloroso" abbraccio. Dopo la metà del Trecento con la scoperta della polvere da sparo, cessò l'usanza dei falò in città, mentre la stessa rimase in uso, più a lungo, nel contado. L'invenzione della polvere pirica, naturalmente utilizzata per scopi pacifici, dette il via alla produzione dei fuochi pirotecnici che non tardarono ad affermarsi a partire dal XV°secolo per poi consolidarsi nel secolo successivo. Molti artisti di fama fecero a gara per costruire ingegnose macchine atte a produrre strabilianti scenografie fatte di razzi e girandole da presentare ai fiorentini in Piazza della Signoria, il giorno della Festa di San Giovanni. L'architetto e scultore Raffaello del Riccio detto il Tribolo, fu uno dei più attivi. In piena epoca Granducale altre sorprendenti invenzioni di girandole, cascate di fuoco ed altre "diavolerie" avvennero per merito di Bernardo Buontalenti che non a caso fu appellato "Bernardo delle girandole". Nei secoli successivi l'evoluzione della tecnica e la scoperta di formule migliorative della polvere pirica non fecero altro che rendere ancora più spettacolari le manifestazioni pirotecniche. I primi "fochi", come li vediamo oggi, furono esplosi in Piazza della Signoria nel 1826, fino ad arrivare al trasferimento nel secolo successivo, al Piazzale Michelangelo, dove tutt'ora grazie alla Società di San Giovanni, alle ore 22 di ogni anno, il mirabolante spettacolo delizia i fiorentini in questa magica notte d'estate.

Fiorentina: 3 giugno 1956, lo storico primo scudetto

Era l'8 Novembre del 1955, quando allo stadio comunale di Firenze si giocò l'ottava giornata del campionato di serie A fra Fiorentina e Torino. I viola s'imposero, vincendo nettamente 2 - 0, con due palloni messi alle spalle del bravo portiere Rigamonti,  dal fantastico numero 10 Miguel Montuori. Fu da quel momento che il popolo viola iniziò ad assaporare l'aria fresca dell'alta classifica. Infatti dopo un inizio di campionato dominato dall'Inter con la vittoria dei Nerazzurri nelle prime cinque giornate, la Fiorentina che, a quel punto occupava il secondo posto, imponendosi al Torino e approfittando della sconfitta dell'Inter in casa contro la Lazio, compì il decisivo sorpasso. Da quel momento in poi fino alla fine del campionato i Viola, sbaragliando gli avversari, riuscirono a mantenere saldamente la testa della classifica e vincere il meritatissimo scudetto. Per il campionato Italiano a girone unico di 18 squadre , tutt'ora in vigore, fu l'anno della Fiorentina dei record. Dal dopoguerra fino ad allora, nessuna squadra del centro sud era riuscita a vincere il campionato per lo strapotere delle tre "grandi", Milan, Inter e Juventus. Nessuna squadra era riuscita a distanziare di tanti punti, 12, la seconda arrivata, il Milan e le blasonate Inter e Juventus staccate rispettivamente di 15 e di 20 punti. Nessuna squadra aveva collezionato un così alto numero di risultati positivi, 33 su 34 con 20 vittorie e 13 pareggi, nessuna squadra aveva subìto un numero così basso di reti, 20 e di sconfitte, 1. Correttamente non abbiamo citato i record del Grande Torino, vincitore di ben quattro scudetti, poiché presente in campionati con formula diversa disputati con un numero superiore di squadre partecipanti.

Il Presidente e i giocatori

La manovra di avvicinamento della Fiorentina alla conquista dello scudetto era iniziata tre anni prima nel 1952, con l'avvento alla presidenza dell'industriale tessile pratese Enrico Befani. Befani, che aveva raggiunto il successo nel proprio campo professionale attraverso una visione societaria avanzata, fatta di teorie e progetti evoluti e moderni, decise di acquistare la squadra viola della quale era fortemente appassionato, trasferendo in essa tutte le proprie doti positive. Nel 1952, primo anno di presidenza, egli dimostrò subito il suo intuito e la sua capacità di scopritore di talenti acquistando due giocatori che poi risulteranno, insieme agli altri, fondamentali per il successo: il mediano Armando Segato e l'ala Maurilio Prini. A causa del comportamento altalenante e abbastanza deludente della squadra nel corso di quel primo anno di presidenza, egli decise di esonerare l'allenatore Renzo Magli, ritenuto inadeguato per gli ambiti traguardi prefissati e di affidare il compito di condurre la squadra al laureato in scienze economiche Fulvio Bernardini. Il " Dottore", così spesso chiamato, era stato nella sua carriera calcistica, un buonissimo giocatore e durante la sua attività oltre che alle doti fisiche e morali aveva dimostrato di possedere anche una buona tecnica, razionalità e visione di gioco. Il presidente Befani, confermandogli la sua piena fiducia, lo assecondò in ogni sua richiesta che si concretizzò nei due anni successivi con gli acquisti del possente "bomber" Beppe Virgili, del forte e capace centrocampista di raccordo Guido Gratton, della promettente ala Claudio Bizzarri, rivelatasi importante per l'impiego in particolari partite, insieme al preciso e versatile Alberto Orzan , che per il suo notevole senso tattico, poteva svolgere più ruoli difensivi in campo, di Giuliano Sarti, rivelatosi uno dei più grandi portieri italiani per la capacità di presidiare la porta con successo dovuta alla freddezza e lucidità degli interventi, senza atteggiamenti inutilmente plateali, del numero 10 Miguel Montuori un giocatore argentino, al momento sconosciuto, visionato e consigliato da un missionario in Cile: un religioso che evidentemente "sapeva di calcio". Miguel era un regista dalle straordinarie capacità organizzative, abile rifinitore e buon realizzatore. In ultimo, l'infinitamente grande funambolica ala destra brasiliana, che Bernardini aveva voluto ad ogni costo, vedendolo giocare nella finale del campionato del mondo in Svizzera: l'indimenticabile Julio Bothelo detto Julinho. Le peculiarità del giocatore risiedevano: nelle magistrali finte di corpo che di fatto sbilanciavano gli avversari senza toccarli, nella qualità del suo piede destro da dove partivano i perfetti traversoni con traiettorie forti e tese indirizzate verso il centro dell'area di rigore avversaria e nel secco tiro in porta che, in tante occasioni, si trasformava in goal. Nella compagine fiorentina erano presenti già da alcuni anni altri forti giocatori, affiatati fra di loro e coesi, in particolare nelle funzioni difensive. Si trattava di una coppia di terzini: l'atletico e prestante Ardico Magnini dotato di una notevole forza fisica e di una invidiabile agilità negli interventi aerei e del versatile terzino sinistro Sergio Cervato. Cervato, oltre che diligente difensore era anche un forte tiratore di calci piazzati e un'eccezionale rigorista. Cervato inoltre era noto per gli spettacolari interventi in spaccata in area, con relativi salvataggi sulla linea di porta. Infine i due della linea mediana: Beppe Chiappella e Francesco Rosetta. Beppe Chiappella era un mediano coriaceo e combattivo, svolgeva un ruolo di raccordo fra la difesa e l'attacco. Non perdeva mai di vista l'attaccante di turno incollandosi alle sue spalle, e sovente compiva l'intervento sottraendogli il pallone da dietro. Francesco Rosetta all'epoca era già un veterano. Proveniente dal "grande Torino", arrivò alla Fiorentina nel 1948 dopo avere conquistato lo scudetto con la maglia granata. Per sua fortuna giunse a Firenze nell'anno della tragedia di Superga, salvandosi da una probabile morte. Classico centromediano metodista ordinato ed elegante nei movimenti, presidiava la sua area con intelligente disinvoltura. Preciso nell'impostazione, egli era anche famoso per i suoi decisi interventi in area compiendo con grande stile spettacolari rovesciate. Con questa fortissima ossatura, la squadra Viola si apprestò a iniziare il campionato 1955/56. Il valore dei giocatori acquistati, la bravura e l'esperienza di quelli già presenti, un perspicace allenatore ed una dirigenza seria e appassionata furono i presupposti per potere sperare di arrivare a vincere il titolo.

Il Campionato

Dopo un deludente pareggio in casa, con la Pro Patria, nella prima giornata, Fulvio Bernardini, operò delle correzioni inventando nuovi ruoli a molti suoi giocatori. "Il Dottore" sosteneva che i giocatori dai piedi buoni dovevano essere lasciati liberi di svolgere un loro ruolo, dando sfogo alle proprie particolari caratteristiche fisiche. Inventò quindi l' ala tornante sfruttando la velocità e il "fiato" di Maurilio Prini, creò gli interscambi fra centrocampisti e difensori, perché tutti potessero avere la possibilità di avanzare o di retrocedere, avvicendandosi nella copertura degli spazi. Concesse piena autonomia alla linea d'attacco, lasciando ai giocatori libera capacità di esprimere le le loro peculiari caratteristiche, con l'attuazione di azioni veloci e ficcanti tali da essere in grado di smarcare davanti alla porta avversaria il compagno posto nella posizione più favorevole. I risultati non si fecero attendere. Elenchiamo le partite più rappresentative giocate contro le avversarie pronosticate per la vittoria del campionato. Nella terza giornata di campionato i Viola sbancarono il campo di Torino battendo la Juventus di Boniperti 0-4, con una doppietta di Virgili, e le reti di Montuori e di Magnini. Nella decima, sconfissero il Milan sul proprio campo 0 - 2, con reti di Montuori e Virgili. Dopo avere battuto la Roma 2 - 0 nell'undicesima, i Viola vinsero quella successiva fuori casa con il titolato Napoli del Presidente Lauro che quell'anno aveva compiuto la spesa più rilevante nella storia del calcio, acquistando il fortissimo attaccante Svedese Hasse Jeppson per 105 milioni di lire. L'eclatante risultato fu 2 - 4, con due doppiette viola di Montuori e Virgili. La Fiorentina battè ancora una volta la Juventus in casa nella ventesima giornata, 2 – 0, con le reti di Montuori e Prini, bissando il successo nella successiva partita dove vinse a Milano contro l'Inter del Presidente Angelo Moratti, 1 - 3 con doppietta di Virgili e rete di Prini. La marcia inarrestabile della squadra viola continuò alla ventisettesima giornata quando sul proprio terreno, non dette scampo al Milan del grande Schiaffino, rifilandogli un secco 3 - 0.

L'Apoteosi

Il 27 Maggio del 1956, nell'ultima partita in casa, vinta contro la Lazio 4 - 2, a scudetto ormai da tempo conquistato, i sessantacinquemila presenti si lanciarono per tutto il tempo della partita, in inebrianti manifestazioni di giubilo con cori e canti, riaffermando il proprio entusiasmo al termine della gara con una pacifica e festante invasione di campo. Subito dopo, non si contarono i cortei , gli slogan, i cori inneggianti agli eroi calcistici e lo sventolio di migliaia e migliaia di bandiere viola che coinvolsero tutte le strade fiorentine. Il 3 di Giugno, al termine del campionato, nonostante l'unica sconfitta patita sul campo di Genova, complice anche un arbitraggio scandaloso, il popolo viola continuò i festeggiamenti che si protrassero ancora per giorni e giorni. La validità e solidità della compagine creata dall'intuito, dalla volontà e la passione di tutti i componenti della società, e sostenuta dall'entusiasmo di un popolo appassionato e fortemente partecipante, fu confermata anche negli anni successivi quando i Viola arrivarono, prima squadra in Italia, ad una finale della Coppa dei Campioni, uscendo sconfitti ingiustamente a causa della potenza non solo calcistica del Real Madrid di Alfredo di Stefano. La corsa della squadra viola proseguì nei campionati successivi, rimanendo a lungo nei quartieri alti della classifica e piazzandosi per ben quattro volte consecutive, al secondo posto. Gli eccezionali risultati reiterati nel tempo, permisero alla società Viola di entrare di diritto nel novero delle grandi squadre italiane.

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